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6 giugno 2020

Verso la fine - Parte Seconda

Leon - San Martin del Camino - El Ganso - Ponferrada - Villafranca del Bierzo - La Faba - A Balsa - Ferreiros - Ligonde - Melide - O Pedrouzo - Monte Do Gozo - Santiago.

Questi i posti posti dove ci siamo fermati sulla via per Santiago.
Proverò a scrivere due note per ogni tappa. In base alla memoria.

Monte do Gozo
Il primo posto da cui si vede, finalmente, Santiago.
Negli anni 90, la Xunta de Galizia ha investito parecchi soldi in tutta la regione per implementare il Cammino.
Ci hanno visto una fonte inesauribile per il turismo e così è stato.
A Monte do Gozo c'è un monumento che ricorda il Cammino di GiovanniPaoloSecondo. Proprio qua hanno scavato la montagna e creato un luogo che può accogliere 4000 pellegrini (1000 per la questura di Roma).
Decidiamo di dormire li per partire presto la mattina dopo e fare gli ultimi 5 chilometri.
Sono tutte strutture messe in fila lungo una discesa. Saranno almeno venti ma, al momento, di sperte ce ne sono solo 2.
Più in basso, i resti dell'investimento.
Una piccola zona commerciale abbandonata.
Un mega anfiteatro all'aperto.
Una piscina ottagonale (o esagonale) gratuita ed in funzione.
Pare che nell'anfiteatro si svolgano ancora concerti.
Regna ovunque l'aspetto spettrale simil-MilanoExpo.
Il giorno seguente percorriamo, sotto una pioggerella fine, gli ultimi chilometr e siamo a Santiago!

Santiago
Dal cartello all'ingresso della città e pizza della Cattedrale ci sono ancora due o tre chilometri.
Li facciamo nel buio di una cittadina che ancora dorme.
Passando sotto una porta, accediamo alla piazza. Il clima è molto strano. Deserto.
Ancora oggi mi rendo conto di non essermi reso conto (scusate il gioco di parole) che il viaggio era finito.
Ancora oggi, ho il sospetto che la fine di quell'esperienza possa essere stata l'inizio della fine di altro.
Voglio pensare che possa essere stato un nuovo inizio per tutti e due.
Un inizio lento come il muoversi a piedi attraverso la Spagna.
Un inizio dilatato come lo stare insieme separati da due treni e trecento chilometri.
Un inizio di una fine che, nel profondo, non ci sarà mai e che, probabilmente, ci legherà per sempre. Anche se non lo sappiamo.
La fine di un cammino fisico che ci ha fatto scoprire il nostro cammino più bello.

(Il Cammino continua nel 2019...)

4 giugno 2020

Verso la fine - Parte Prima

Leon - San Martin del Camino - El Ganso - Ponferrada - Villafranca del Bierzo - La Faba - A Balsa - Ferreiros - Ligonde - Melide - O Pedrouzo - Monte Do Gozo - Santiago.

Questi sono i posti dove ci siamo fermati sulla via per Santiago.
Proverò a scrivere due note per ogni tappa. In base alla memoria.
L'uscita da Leon è, come tutte le partenze ed accessi ai grandi centri, orrenda. Sbagliare strada è un attimo ma alla fine la natura torna padrona.

El Ganso
Piccolo albergue e piccolo market. Tutti gestito, in piccolo, dalle stesse persone.

Ponferrada
Una tappa lunghissima ci porta a Ponferrada.
Dopo una discesa terrificante, l'idea era di fermarsi prima. A El Acebo.
Avevo una caviglia messa malissimo e faticavo a camminare.
Erano le 11 del mattino. L'albergue avrebbe aperto alle 13. Abbiamo deciso di proseguire per arrivare a Ponferrada. Dopo 40 chilometri.
Nell'albergue municipal ci sono le cimici dei letti. Alloggiamo in una albergo affollatissimo di pellegrini. Sembra Riccione in agosto. File bibliche per lavare i panni e stenderli (in ambiente senza finestre e con tasso di umidità livello Tokio in agosto).
Troppo stanchi per fare qualsiasi cosa, ci rifugiamo in una pizzeria gestita da italiani e poi letto.

Villafranca del Bierzo
Albergue splendido e gestito splendidamente. Cena comunitaria. Hospitalero inglese in pensione che mi racconta di come la sua vita sia arrivata lungo il cammino.
A pranzo mangio una roba che pareva essere carne di qualcosa chiusa nell'intestino di altri. Me ne sono accorto con il piatto in tavola.

La Faba e A Balsa sono albergue privati gestiti da italiani.
Il primo è a pochi chilometri da O'Cebreiro. Spezziamo la salita e decidiamo di partire presto per vedere l'alba dal punto più alto del Cammino Francese.
Rischiamo di perderla perchè ci fermiamo prima di arrivare, convinti di essere arrivati.
A Balsa è un albergue ecosostenibile. Immerso nel verde, con il sapone bio ed i prodotti bio.
Bellissimo. Anche il topino che attraversa la camerata prima di cena. Quando la natura vince su tutto.

Ligonde
Albergue da 20 posti, gestito a turno da gruppi di volontari. Cena comunitaria. Riflessione spirituale dopo cena. Mi scelgono per fare da traduttore: dall'inglese, all'italiano, al siciliano, allo spagnolo...ed un pò mi perdo...

Melide e O Pedrouzo
Siamo negli ultimi 100 km. Quando il cammino diventa più turistico. Non voglio essere snob. Evidenzio solo un dato di fatto.
Li chiamano "turistini". Sono gite organizzate che fanno gli ultimi chilometri. Partono tardi, riempiono i bar lungo la via, sono profumati.
Dopo giorni, è strano trovare in giro persone che si svegliano, fanno la doccia e si mettono in cammino. Non che il pellegrino medio puzzi ma l'atto di improfumarsi non gli appartiene.
Questi "turistini" danno un pò fastidio ma, alla fine, mi rendo conto che ognuno ha il proprio cammino e non può esser giudicato.
Ad onor del vero, ci ho messo almeno due giorni per placare il fastidio che mi provocavano.
Il pulpo di Melide sembra plastica.

Riflessi filmati

Sarò onesto. Dopo Leon non ho più scritto niente.
Quindi tutto è affidato ai ricordi e ai video giornalieri che registro e monto.
Ho iniziato lo scorso anno senza un'idea precisa e sono diventati una routine quotidiana dei miei cammini.
Se siete interessati, li trovate su Facebook
Cammino Francese (2018, parte seconda) https://www.facebook.com/watch/mr.phil.trainer/1150158658498339/

Al prossimo link, ci sono quelli dell'anno precedente.
Cammino Francese (2017, parte prima) https://www.facebook.com/watch/mr.phil.trainer/387486671832139/

3 giugno 2020

Le parole sono importanti

Mi sveglio presto mentre Leon ancora dorme.
Le strade, ieri sera brulicanti di persone e alcol, sono vuote.
In giro, solo i furgoni che riforniscono i locali di birra.
Vado in cerca di un podologo perchè ho un fastidio sulla sinistra della pianta del piede destro.
Ipotizzo sia quella roba chiamata occhio di pernice.
Armato di gambe e gugolmeps, ne trovo tre o quattro.
Sono ancora chiusi. Del resto è ancora presto. Tipo le 10...
Prendo appuntamento in una Clinica del Piè (così si chiamano in Spagna) per le 12.
Arrivo bello puntuale alle 11:55 e mi dicono che l'appuntamento era per le due (dos) e non le dodici (doze).
Mi rendo conto che basterebbe ascoltare bene le parole che mi vengono dette per evitare figure di mota.
Leon è l'ultima grande città del Cammino Francese e decido di girare per negozi in cerca di una maglia a maniche lunghe.
Ho solo una felpa ma, la mattina presto, fa effettivamente fresco ed ho bisogno di uno strato aggiuntivo.
Condivido la ricerca con Russel Claudio Crowe.
Alla fine prendiamo tutti e due una maglietta finto-tecnica della joma. Cinque euro per un giallo fosforescente visibile da Marte.
Pranzo con i partenti del gruppo pre-Sahagun.
Verso le 18 vado alla stazione dei pullman perchè arriva ESSE.
Domani, ricomincia il cammino. Insieme a lei.
Come lo scorso anno anche se è tutto diverso.
Il nostro rapporto non è più quello tra due sconosciuti che si sono incontrati per caso nella mattina buia di Roncisvalle.
Ho una sensazione strana. Questi sei giorni in solitaria mi hanno fatto scoprire un modo diverso di approcciarsi a questa esperienza. Totalmente senza legami. Questo mi porta qualche preoccupazione ma so che sarà solo con lei che potrò concludere questa avventura.

Leon, 16 Agosto 2018

1 giugno 2020

Leon

Oggi, ancora Leon.
Fermandomi qui per due notti, ieri ho fatto il turista.
Ho visitato la Cattedrale (La Pulchra Leonina), Casa Botines, la Real Basilica de San Isidoro, il museo de Leon.
La città è stata sede di una legione romana.
Durante la conquista araba era una roccaforte della cristianità.
Per come stanno andando le cose, sarebbe stato meglio si fossero dedicati ad altro.
Mi sono ritrovato per cena con Claudio, i ragazzi incontrati alle porte si Sahagun ed altri che non conoscevo.
Eravamo 14.
Avete presente cosa vuol dire trovare un ristorante che possa ospitare tutti?
Non solo. Trovarne uno che vada bene a tutti. Livello di difficoltà: parcheggiare a Roma.
Alla fine il gruppo si è diviso in due. Chiaramente.
Ho mangiato un piatto con patate fritte, peperoni, pancetta cotta nell'olio e un'altra roba a metà tra il sugo per i crostini ed il risultato della masticazione di qualcuno.
Dopo aver girato un paio di posti per bere, ci siamo salutati e dati appuntamento, con alcuni di loro, per il pranzo del giorno dopo. Con quelli che finiranno il cammino domani.
Già! Perchè, come capitato a me lo scorso anno, non tutti arriveranno a Santiago.
Almeno con il corpo.

Leon, 15 Agosto 2018

28 maggio 2020

Fino al tramonto

Reliegos è un paesino di, forse, 20 case.
La bottega è gestita da un signore in canotta.
Per accedere bisogna suonare un campanello, lui si affaccia dalla finestra del primo piano e scende ad aprire.
Il concetto di "casa e bottega" assume un senso totalmente nuovo e più calzante.
Naturalmente, essendo in situazione di monopolio, Er Canotta ha prezzi leggermente più alti del solito. Ma se lo può permettere, vista la situazione.
Ritrovo Miguel ed altri.
Passo il pomeriggio all'Elvis Bar.
Una casa tutta azzurra con le pareti esterne piene di scritte.
Riconoscibile e famosa lungo il cammino.
L'Elvis di Reliegos è circa un metro e settanta, pelato e con i baffoni a manubrio.
Peso con vestiti addosso: 45 chili scarsi.
Bagnato: poco sotto i cinquanta.
All'interno non si possono fare foto e video.
Le pareti sono addobbate con un'accozzaglia di foto, ritagli, poster, mensole ed oggetti che è difficile ricordare.
Insieme a Claudio, ci beviamo una birra dietro l'altra. Lui è di Crema e ricorda vagamente il Russell Crowe de Il Gladiatore, un pò meno in forma, con il cappello di paglia ed un gilet multitasche.
Sul bancone del bar c'è un prosciutto da affettare ormai a fine corsa.
Ne fanno guardia mosche ovunque.
L'odore del locale è alquanto particolare; credo sia dovuto alla morte del suddetto prosciutto.
Elvis si muove affabile dietro il bancone. Sempre se, per affabilità, accettiamo l'accezione di "non sorridere, dire due parole a mezza bocca e sembrare piuttosto scocciato".
Dopo un paio di ore, arriva il nuovo prosciutto. Lo mettono sulle staffe e portano via il cadavere.
Miguel è già ubriaco, la moglie non si vede. Probabilemente, sarà da qualche parte a imprecare contro questo marito vagamente assente.
Cominciano ad arrivare gli abitanti di quei luoghi. Deve essere l'unico posto "giovane" nel raggio di qualche chilometro.
Elvis alza la musica, serve da bere a due amiche, si accende una canna e si accende pure lui.
Inizia a ballare dietro il bancone.
Scomposto ma con una certa dignità anche se credo stia ballando una canzone che ha in cuffia perchè non va a tempo con quella che esce dalle casse del bar.
Adesso è più aperto con il prossimo. Non entusiasta. Diciamo che, forse, comincia a tollerare gli stranieri.
Sono in mezzo alla Spagna, in un micro paese senza niente, all'esterno di un bar tipo "Dal tramonto all'alba", con amici appena conosciuti e penso che non vorrei essere da nessuna altra parte.
La via verso Santiago mi fa entrare in contatto con piccole realtà che, un turista normale, non vedrebbe mai.
In questo pellegrinaggio, invece, si attraversano borghi che, snobbati dalle strade turistiche canoniche, si animano di pellegrini.
Sembra sempre di essere fuori dal mondo mentre, con ogni probabilità, una cittadina più grande è solo a pochi chilometri.
Il fatto di doverli fare a piedi, questi chilometri, cambia la prospettiva e le distanze.
Essere lontani da tutto e tutti diventa uno stato mentale e non un'effettivo stato fisico.
Il sole tramonta, finisco la birra e vado a dormire
Lascio gli altri alla Noche de Elvis.
Domani arriverò a Leon, con un giorno di anticipo rispetto all'arrivo di ESSE.

Reliegos, 14 Agosto 2018



27 maggio 2020

Massaggi per la birrra

Il pomeriggio, a Sahagun, lo passo con Miguel.
Viene dal Ciudad de Mexico ed è partito con la moglie.
Uso il termine partito perchè, ogni volta che l'ho incrociato, era sempre con altra gente.
Ho incrociato anche lei e le ho chiesto dove lui fosse.
Il suo "no se" ringhiato mi ha fatto capire tante cose.
Quando lo trovo, andiamo a prendere la Compostela di metà Cammino.
Questo foglio stampato è un ricordo da prendere anche se, oggettivamente, è un'iniziativa oltremodo turistica. Insomma, tre euro e passa la paura.
Ho i polpacci parecchio indolenziti e Miguel si offre di farmi un massaggio in cambio di una birra.
Ah! Il baratto ai tempi del Cammino!
Sul marciapiede, davanti a dove dormiamo, mi fa sdraiare su di un tappetino e, mentre massaggia mi dice di buttare fuori i brutti pensieri, di concentrarmi sul respiro, rilassarmi.
Finito mi porta in un supermarket per la birra perchè, anche se offerta, preferisce che si spenda il meno possibile.
Mentre camminiamo gli chiedo se fa il massaggiatore e mi risponde che, in realtà, è psicologo.
Meno male che non si è offerto di operarmi in artroscopia al ginocchio.
Mentre beviamo mi illumina con un'osservazione, secondo me, per niente banale.
Mi dice che, quando ci troviamo di fronte ad una difficoltà, quindi ad un quesito o decisione da prendere, se non riusciamo a trovare una risposta, dobbiamo cambiare domanda.
Me lo dice in messicano ma credo che il senso fosse centrato sul cambiare punto di vista di fronte ai problemi per risolverli.
Ci salutiamo e concludo la giornata facendo due chiacchiere con una ragazza italiana che viaggia con il padre. Sta leggendo. Parliamo di libri. Facilmente prevedibile.
Infine, mi dirigo verso il letto perchè domani si ricomincia.
Il Viaggio prosegue.

Sahagun, 13 Agosto 2018

26 maggio 2020

Cammino, che Sorpresa!

Lasciata Calzadilla, mi metto in cammino verso Sahagun, il centro geografico del Cammino Francese.
Ho deciso di allungare le tappe e arrivare prima a Leon.
Alle porte di Sahagun, trovo un gruppo di persone che si riposano.
Mi fermo per fare due parole.
Provengono un pò da tutta Italia e, per la legge dei grandi numeri, inizia una sorta di Carramba, che sorpresa!
Massimo è di Montelupo Fiorentino.
Gli racconto che una volta ho suonato in un locale del paese e scopriamo che lui si ricorda benissimo della mia band perchè quella sera lavorava al bar.
Con lui, ripercorro uno dei momenti memorabili donati dal poter suonare nei locali.
Quella sera, con la mia tribute dei Pearl Jam, arrivammo al locale, montammo gli strumenti e facemmo il soundcheck.
Subito dopo, il titolare ci disse che, per colpa della crisi, avrebbe chiuso nel giro di un mese (indizio numero 1).
La cena offerta si rivelò un piatto di pasta e, su richiesta, del prosciutto che aveva visto molte lune (indizio numero 2).
Il gestore pubblicizzò poco la serata e poca gente venne a sentirci (indizio numero 3).
Ricordo che tre indizi fanno una prova.
A fine serata, sempre il gestore, ci disse che ci avrebbe pagato un decimo di quanto pattuito, anche in virtù del fatto che avevamo preso da bere.
Prendo in giro Massimo, ricordandogli che avrebbe un debito con me.
Scherzo perchè, chiaramente, lui lavorava nel locale e non era suo.
Danilo, invece, lo scopro esser parente di una ragazza che alleno settimanalmente.
E' di Napoli ma ha parenti anche in Toscana.
Arrivato a Sahagun rifletto sul fatto che il Cammino è lungo, le persone sono tante ma può capitare di ritrovare tracce di casa lungo la via.
In un bar, davanti a dove alloggio, ritrovo anche Antonio con il quale vivo la stranezza di festeggiare gioiosamente il ritrovarsi con chi, fino al giorno prima, era un perfetto sconosciuto.
E scatta il bicchiere di vino delle unidici e trenta del mattino...
Incontro, chiaramente nei pressi di una farmacia, Zoe.
E' arrivata col bus e spedirà lo zaino per provare a terminare il cammino.
Adesso sta per prenderne un altro che la porterà direttamente a Leon. Cerca di preservare le gambe ma di andare avanti per vedere se le sue condizioni, migliorando, le permetteranno di concludere il Cammino.
Questo cominciare a ritrovare facce conosciute è una delle cose che preferisco.
Tendo a camminare da solo ma, una volta fermo, poter condividere l'esperienza con altri la trovo una delle essenze di questo Viaggio.
Davanti ad una birra, of course.

Sahagun, 13 Agosto 2018

25 maggio 2020

Hermanos y Americanos

Il senso del cammino?
Non lo so.
Ognuno ha il proprio.
Ma sono certo che per tutti, una porzione fondamentale della ritualità verso Santiago, sia il lento scorrere del tempo davanti ad una birra (o cerveza y lemon, o quel che piace) insieme agli altri.
Raccontarsi la giornata, raccontarsi chi siamo, parlare dei giorni a venire.
Chiedere e ricevere consigli. Ascoltare le storie degli altri e narrare le proprie.
E cazzeggiare.
Componente fondamentale di questo stare insieme senza orari ed obblighi.
Oltre a Zoe, a Calzadilla, faccio la conoscenza di Alessandro, runner bergamasco, e di un ragazzo bresciano che, a posteriori, scoprirò esser titolare di un canale Youtube di trekking piuttosto seguito.
Ma la persona che mi "rapisce" completamente è Alberto.
Originario di Algeciras, il porto più vicino al Marocco, ha circa 50 o 60 anni.
E' al suo quarto cammino.
Brizzolato e con i capelli raccolti in una piccola coda.
Decine di braccialetti, catenine e ciondoli.
Qualche tatuaggio.
L'aria è quella del viaggiatore che sa le cose.
Dopo la prima birra, siamo già amici.
Mi racconta dei motivi che lo hanno spinto a fare i cammini, di posti nei quali consiglia di pernottare.
Andiamo a cena e proseguiamo la chiacchierata.
Si unisce a noi anche Zoe, che partecipa alla conversazione, e tre americani che si distinguono per scarsa educazione ed un tasso alcolico da chiusura dell'OktoberFest.
Per esperienze passate, ammetto di essere un pò prevenuto nei confronti dei nordamericani.
Vero è che loro non fanno niente per smentire miei eventuali preconcetti.
Bevono tantissimo per il gusto di ubriacarsi.
Sono rumorosi.
Maleducati con chi lavora nel ristorante che ci ospita.
Lo sguardo di Alberto nei loro confronti mi fa capire che, lui ed io, siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
Arrivata l'ora di andare a letto, finita l'ultima cerveza, ci abbracciamo con un "Buen Camino, Hermano" e, davanti all'ingresso dell'albergue Casa Rural, affidiamo alla sorte la possibilità di incontrarci nuovamente lungo la strada.

Calzadilla de La Cueza, 12 Agosto 2018

23 maggio 2020

Adesso si comincia

Decido di partire più tardi.
Mi metto in marcia alle sette e non alle 5/6.
Partire presto ha il pregio del fresco ma, con distanze brevi da coprire, arriverei a metà mattina. Anche prendendomela comoda e girando intorno ad ogni albero che incontro.
Anche per questo, mi sembra un'esperienza diversa.
Cammino ma mi devo quasi trattenere.
Sembra tutto più statico.
Oggi ho da fare un tratto di Mesetas che, Terre di Mezzo, definisce privo di tutto.
Circa 18 chilometri senza niente.
In realtà, incontro una roulotte con due ragazzi che vendono da bere e da mangiare.
Hanno l'estrattore della Coop!!!
Due con ciabattoni e pantaloni bracaloni, che vivono alla giornata, che vivono in giro ed hanno l'estrattore disegnato da Pininfarina.
Le concatenazioni della vita sono qualcosa di imprevedibile. Gli incroci oggettivi di elementi distanti,  rendono il vivere mediamente sorprendente.
A tratti, interessante; a volte, ridicolo.
Arrivo verso mezzogiorno. Ho raggiunto Calzadilla de La cueza.
Comincio a respirare aria di cammino.
Intanto, ritrovo la solita piscina pozzanghera (piscinghera?).
Poi, primi gruppi di pellegrini che socializzano al termine della giornata.
Sono arrivati tutti dopo di me (per i motivi che ho già espresso e sui quali vorrei evitare di ritornare).
Al mio arrivo, sono praticamente solo.
I bagni sono appena stati puliti, posso scegliere il letto con calma e mi posso lavare senza eventuali code.
Vantaggi miseri rispetto ad una piccola dose di noia che mi accompagna.
A bordo piscinghera c'è solo una ragazza croata con la tendinite. E' ferma qua da ieri perchè non può camminare.
Negli albergue, vige la regola di una notte sola ma, se si sta male, si può rimanere più notti.
Zoe è mora, parla italiano ed è alta pure da seduta. Carina e azzoppata.
Facciamo due chiacchiere e mi racconta che vive in Italia per lavoro, per il lavoro che aveva prima di partire.
Dopo pranzo, arrivano gli altri pellegrini.
Le voci ed il sano disordine della camerata mi annunciano che il cammino è ufficialmente iniziato.
Mi dicono che si può ripartire con i giri di birra e radler tutti insieme.
Mi comunicano che, anche quest'anno, sarà una cosa da vivere in pieno.

Calzadilla de la Cueza, 12 Agosto 2018

22 maggio 2020

Essere leggeri

Mi rendo conto, fin dalla prima tappa, che ho calcolato, in eccesso, i giorni necessari per arrivare a Leon.
I giorni sarebbero 6 ed i chilometri, 120.
Questo comporta il camminare per 20 chilometri al giorno.
Farei quasi in tempo a tornare alla partenza, nel caso mi fossi scordato le ciabatte.
Ho portato un libro che ho già finito.
Decido, quindi, di lasciarlo qua.
In cammino, ogni grammo in più nello zaino fa la differenza.
Lo zaino sarà la mia casa, per ogni passo che andrò a fare. E dovrà essere una casa abbastanza leggera.
Lo scorso anno, avevo portato molta roba.
Al ritorno, avevo fatto tre mucchi: le cose utilizzate, quelle utilizzate poco e quelle mai usate.
Il terzo gruppo l'ho lasciato a casa; dal secondo ho selezionato poche cose.
Del primo fanno parte le cose indispensabili. Per me.
Quindi, escluse le cose che indosso, ho un cambio solo e pantaloncini da ginnastica per la sera.
Sacchetto da bagno ridotto al minimo. Ciabatte e asciugamano. Sacco-lenzuolo. K-Way (o come diavolo si chiama).
Tutto scelto in base al peso.
Per il libro avevo fatto una scelta in base al peso ed alla lunghezza.
Ne avevo selezionati quattro e portato uno.
Da adesso, mi cimenterò nella lettura da Kindle, via cellulare.
Perderò il fascino discreto della carta in favore della praticità e dell'invasività della lettura da strumento tecnologico.

Carrion de Los Condes, 11 Agosto 2018

20 maggio 2020

Le apparenze ingannano ma le mosche rompono i coglioni

Dopo la sveglia alle 5 e la colazione, mi sono messo nuovamente in cammino.
Fromista è deserta. Sento risuonare i miei passi per la via principale. Torno a vedere l'ombra delle  mie gambe che mi precede.
Cammino in solitudine, cercando qualcosa.
Sento che sarà un cammino di ricerca. Una nuova ricerca del senso che ancora mi è oscuro.
Avendo giorni in abbondanza, mi limito ad una ventina di chilometri ed arrivo a Carrion de Los Condes (la "Cluny Spagnola", pare).
E' molto presto. Saranno circa le dieci del mattino e gli albergue sono ancora chiusi.
Mi dirigo verso il Monasterio de Santa Clara ed attendo che arrivi l'ora nella quale faranno accedere i pellegrini della giornata.
Alla fine, mi accoglie Ignacio.
Ripete ad ognuno, singolarmente, una sorta di mantra di benvenuto:
- posa lo zaino
- siediti pure
- prepara passaporto e credencial
- i costi sono questi
E così via...
Mi da l'idea che sia stato "adottato" dal monastero. Pacchetto completo: il suo modo di fare altalenante e la sua cantilena.
Lo sento parlare anche in inglese. A me, ha dedicato un ottimo spagnolo stretto. Per rendermi agile la comprensione anche dei concetti più basilari.
Scelgo una tripla.
Siamo nel chiostro e per accedere alla porzione di edificio dove sono le camere, si deve usare una chiave, "nascosta" sopra ad un davanzale. Non proprio Fort Knox, mi dico. La chiave va presa, usata e rimessa li, precisa Er Cantilena.
Mi spiega come farla girare nella toppa. E' un'operazione che richiede mano ferma e due movimenti precisi. 
Provo.
Non riesco.
Lo fa lui ed apre.
Riprovo.
Porta chiusa.
Lui apre in un secondo.
Molto meglio di Fort Knox. Mi correggo.
Mi lascia solo a giocare con la porta e, dopo 10 minuti, capisco.
Bisogna usare la mano sinistra.
Il palmo parte rivolto verso l'alto.
Da quella posizione è una passeggiata.
Solo adesso comprendo perchè continuava a insistere su questa storia del palmo.
Vecchia volpe, Er Cantilena.
Entro in camera e scelgo il letto.
Ci sono mosche.
Non alcune mosche. La stanza è letteralmente abitata da mosche che svolazzano.
Sui muri, le compagne cadute sotto i colpi dei pellegrini che son stati qua prima di me.
Immagino lotte notturne a suon di ciabatte, mani, piedi, o chissà cos'altro.
Sono mosche tenaci.
Se la scacci, tornano.
Se ne uccidi una, temo possano arrivare i parenti in città a chiedere soddisfazione.

Carrion de Los Condes, 11 Agosto 2018