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20 aprile 2020

Riprendo un vecchio post, mi immergo e provo a finirlo per ricominciare

Il cliché dell'anziano, oggi, è entrato nell'immaginario collettivo come una figura con le mani giunte dietro la schiena che osserva un cantiere. Meglio se dando consigli o commentando con i propri simili.
Io, purtroppo, ho ancora qualche anno prima di potermi unire a tale combriccola. 
Sono, però, troppo avanti con le lune per far parte del meraviglioso mondo dei gggiovani. 
I giovani di oggi vanno a comandare, comprano esami all'università, portano il cappello con la visiera dritta, o ciufferie che sfidano le leggi della fisica. 
Il giovane non ascolta musica. La subisce. 
Talent e radio lo addestrano a riconoscere solo determinate sonorità.
Gli "artisti" un po' seguono le mode, un po' le lanciano. Il confine è molto sottile. 
La sola cosa che conta è tenere l'ascoltatore in una zona di comfort auditivo. Quasi a non voler spaventare il fruitore medio che, per onor della verità, può anche non essere giovane.
Questo porta ad una situazione di stallo: da un lato, si perde la curiosità; dall'altro, si perde il motivo principale per fare "arte".
Chi ascolta resta in piedi senza scoprire niente di nuovo.
Chi produce si siede comodo sul divano del già sentito.
Non voglio dire che, anche in passato, la musica non fosse produzione e vendita di qualcosa ma, negli anni, il lato commerciale è diventato predominante. Forse, sarebbe più corretto dire "commerciabile".
In tutto questo, nutro una grande invidia per tutti quelli che: ascoltano la radio, "la musica mi piace tutta", "hai sentito l'ultima canzone di...", ecc...
Sono persone musicalmente ingenue con una grande fortuna: hanno tantissima musica da scoprire.
Spero prendano uno zaino, una sacco a pelo ed una tenda e si avventurino in un trekking a ritroso nel tempo che li conduca a conoscere artisti e dischi che, ad oggi, ignorano.

9 febbraio 2016

Premettendo che

Io vorrei capire il gusto che si può provare nell'ascoltare il rap italiano contemporaneo.
Io ricordo i 99 Posse ed i Sangue Misto: roba nuova e bella potente. Artisti in grado di avere una propria identità ben definita.
Quindi, davvero, come si possono apprezzare i moderni rapper?
Premesso che sembrano vocalmente tutti uguali. 
Premesso che a livello ritmico sembrano tutti uguali. 
Premesso che i rapper nostrani son fatti con lo stampino: vengono dalla strada, hanno avuto una vita difficile ma ne sono usciti e adesso ci spiegano la vita, l'amore, la droga e la figa. 
Premesso che ormai le strade dovrebbero essere deserte perchè da lì vengono tutti. 
Premesso che fare la brutta copia del rapper che viene dai ghetti americani fa parecchio tristezza.
Premesso che i testi, al di là della capacità di fare rime, sono agghiaccianti per argomenti trattati e modi per trattarli. 
Ecco, premesso tutto questo, credo non serva aggiungere altro: le premesse già spiegano tutto. 

18 gennaio 2015

Hear the sirens...

"...It’s a fragile thing, this life we lead, if I think too much, I can’t get over
When by the graves, by which we live our lives with death over our shoulders
Want you to know, that should I go, I always loved you, held you high above too
I studied your face, the fear goes away..."

27 marzo 2014

HPDB? Afterhours: questo post contiene bestemmie

Erano gli anni novanta. Reduci dei plasticosi ottanta, scoprivamo il rock nostrano.
Nel magma di band che saltavano fuori da ogni parte, gli AFTERHOURS di Manuel Agnelli.
Qualche disco in inglese e poi, Germi del 1995. Un rock all'americana ma in italiano.
Quindi, porco cristo!

8 marzo 2014

Suonala ancora, Sam...

"Faccio il musicista"
Risposta uno: "E di lavoro?"
Risposta due: "Bello! Che musica fai?"
Alla stessa domanda, si risponde in modo diverso, secondo il luogo in cui viene posta.
All'estero, mi raccontano, danno la risposta due.
In Italia...che te lo dico a fare!

16 ottobre 2013

Lampi di onestà. Lighning Bolt, Pearl Jam



Dare un giudizio su un nuovo disco dei Pearl Jam è difficile quanto rispondere alla domanda “vuoi più bene al babbo o alla mamma?”.

Dare un giudizio sulla nuova uscita della band che ti ha cresciuto e cullato negli ultimi 22 anni pone di fronte a dubbi etici di difficoltà pari alla soluzione del cubo di Rubik (o Rubrik o come si chiama).

Dare un giudizio sul nuovo album della band che ha, come cantante e autore, la persona che io, e non credo sia un mistero, considero un’eccellenza del genere umano, risulta scomodo.

Difficile e scomoda è la strada di chi si pone in tale situazione.

14 agosto 2013

Stralci: Sziget Festival 2013. Piccolo, molto personale e non esaustivo resoconto.

6-12 Agosto. Budapest
(Alcuni)Concerti
Il tendone A38 è stracolmo di gente. Pochi minuti ed i Flogging Molly salgono sul palco. Alla prima nota, il pubblico si scatena, balla e lancia in aria qualsiasi liquido abbia in mano. La temperatura è calda, l’acustica potrebbe essere meglio ma l’esibizione dei californiani capitanati da un irlandese ci riversa addosso un’onda di folk-punk irlandese di rara potenza e precisione esecutiva.
Drunken Lullabies & Drunken Songs
Voto 8

Nick Cave & The Bad Seeds. Sono la risposta alla domanda “Vuoi vedere un live devastante?”. Di sicuro la miglior performance a cui ho assistito. Musicisti eccezionali e attitudine sul palco che ha pochi rivali. E davanti, o meglio sopra, tutti…Mr Cave. Che suona il piano,che cammina per il palco, che sale in piedi sulle transenne e stringe le mani dei fortunati della prima fila, che propone le sue canzoni. E che canzoni!
Into his arms!
Voto 9

Lo ska-punk degli Ska-P è travolgente, fa ballare pure me. E questo mi pare già un buon punto a loro favore. I pezzi sono conosciuti dal pubblico che li canta e controcanta. Lo ska dei fiati si alterna e si mescola con il punk di una strato e di un paio di SG. La miscela è la solita. Esplosiva. I temi dei pezzi sono arcinoti: liberalizzazione della cannabis, anticlericalismo, questione palestinese, avversione per le autorità, ecc… Questi temi, e come vengono messi in musica, sono il loro punto forte ma, purtroppo, sono anche quello debole. Certi slogan (Police Fuck off su tutti), certe mascherate del loro corista-showman (abito da prete, pene di gomma e bambola gonfiabile su tutte) sono ormai cose che, probabilmente, fanno presa su un sedicenne. Su di me, no. Questo rende l’esibizione, nella mia testa, un po’ fuori luogo e pacchiana.
Resta la musica suonata in maniera eccellente.
Insistimos!!!(?)
Voto6,5

Torno al tendone A38. Sul palco i Bad Religion. Chi è quello con la chitarra sul palco a destra? Scoprirò al ritorno che è il chitarrista dei The Cult.
Torno a sentire la band di Greg Graffin dopo anni, dopo il ritorno di Mr Brett (stasera assente), dopo alcuni dischi francamente evitabili.
Oltre al “capo” della Epitaph, manca anche Greg Hetson. Al loro posto, lo sconosciuto di cui sopra.
Graffin ha aggiunto capelli bianchi alla sua solita calvizie. Baker e Bentley sembrano in forma. Dietro le pelli, il più giovane dei cinque batte e ribatte senzasosta.
Nel padiglione A38 il più classico dei salti nel passato. Siamo tutti un po’ più vecchi. Io e loro. Ma le canzoni, quelle non invecchiano. Ai pezzi dell’ultimo disco si alternano alcuni dei cavalli di battaglia della band: Generator, No Control, 21st Century (Digital Boy), ecc… Canzoni che hanno anche 20 anni, comprese “How Could Hell be any Worse” e “We’re only gonna die”. Classe 1982. Brani che hanno 31 anni!!!
Per me, il concerto più atteso. Per me, la classica maglietta acquistata. Qualche errore di esecuzione e, al solito, acustica non perfetta.
Ma a loro si perdona tutto perché “I don’t believe in self-important folks who preach no Bad Religion song can make your life complete!!!”.
Sono di parte
Voto 8

I Blur si sono riuniti da poco. I Blur non li avevo mai sentiti dal vivo. Ora l’ho fatto e posso ritenermi ampiamente soddisfatto. Gli ormai ultraquarantenni ragazzi di “Boys & Girl” suonano sul serio. Damon Albarn canta e suona l’acustica. Salta per il palco, si butta sulle prime file. Bel concerto davvero. Su tutte “CountryHouse”.
Really could happen
Voto7

E concludo.
Lo Sziget Festival è un vero festival musicale. Niente a che vedere con le robette che organizzano nel paese del quale sono possessore di passaporto.
Dal centro di Budapest, ci si arriva in traghetto lungo il Danubio o in treno o.
Opto per quest’ultimo mezzo (mentre per il ritorno un più borghese taxi).
La cosa che mi colpisce subito è molto banale, se vogliamo. Dalla stazione all’ingresso, i marciapiede sono transennati per evitare che il fiume di gente cammini in mezzo alla strada e intralci il traffico.
L’ingresso dell’isola (si perché Sziget vuol dire isola e si svolge su quella di Obuda) è un ponte ferroviario, oggi pedonale. In alto scritte di benvenuto in tutte le lingue (quella in italiano è un grottesco “Salve!”).
Sull’isola ci sono più di dieci palchi, decine di stand, migliaia di persone. Tende ovunque.
Non si usano soldi ma ci sono vari punti dove ricaricare una carta prepagata che poi servirà per acquistare cibo, bevande, souvenir, fare un giro sulla ruota panoramica e tutto il resto.
In giro ci sono gruppi di ragazzi e ragazze, più o meno numerosi, più o meno ubriachi, più o meno vestiti o mascherati. Senza però degenerazioni generazionali alle quali si assiste spesso in altri contesti.
Stand di cibo e bevande si alternano con le bancarelle e bagni chimici; musica suonata con vari DjSet. Si, perché la gente vuole ballare ed un Dj, senza voler polemizzare troppo, pare serva di più in occasioni del genere.
Con al polso il bracciale di stoffa, che mi da diritto ad entrare ogni giorno, ed in tasca il programma confezionato come fosse un passaporto, mi aggiro per i viottoli dell’isola. Guardo e ascolto. Lingue, parlate o attaccate al palato, che si fondono e s’intrecciano.
Musica ovunque. Birra e cocktail ovunque. Gente che beve e mangia a tutte le ore.
Aria di festa. Aria buona, al di là del caldo.
Tornando mi porto a casa immagini mentali molto vivide (non ho foto), centinaia di note ascoltate, risate e qualche vuoto.
Li riempirò con il resto.
..

31 maggio 2013

A casa

E poi stasera riascolto un disco che non sentivo da almeno 15 anni.
Un disco che, quando è uscito, venti anni fa, avrò sentito centinaia di volte.
Ricordo quando Ele arrivò con una cassetta "prezzo imposto lire 15.000" e ci disse "ascoltate questo".
Già quel prezzo imposto al ribasso invogliava all'ascolto ma anche all'acquisto.
Un ascolto, due ascolti...cento ascolti.
E poi quella giornata di pioggia nella quale sono andato a prenderla per portarla via.
Ed i concerti. Uno di fila all'altro.
Al Tenax di Firenze eravamo pochi ed ero davanti. In un altro posto all'aperto, del quale non ricordo il nome, a comprare portachiavi e maglietta del gruppo. E prima di pagare salta la luce e...vabeh, so che non si fa, sono andato via senza pagare.
Questo folk irlandese all'emiliana che ci faceva ballare, senza fiato, senza coordinazione, senza maglietta.
E l'amica che storpiava il nome. Sempre. Ogni volta e senza farlo di proposito.
E poi "certo che il cantante che è andato via era quello più bravo dei due che avevano". E anche "questo che è rimasto, è bravo, ma alcuni pezzi propri non riesce a farli". Frasi ripetute a turno ma sempre da sotto uno dei loro palchi. Con l'affetto di chi si riuniva in un'unica grande famiglia.
E lei non c'era già più ma c'erano ancora mille strade, mille girotondi con gli avambracci intrecciati, mille mani unite, mille mani al cielo, mille baci nascosti al cuore.
E stasera...ho riportato tutto a casa...

25 gennaio 2013

Ti devo una canzone...

La vita è fatta di promesse e compromessi.
E' costellata di fermate obbligatorie e carte firmate volontariamente.
Ritengo che ogni promessa vada mantenuta a meno che non incida sulla propria libertà personale, sul desiderio di migliorare la propria esistenza.
Nella vita ho pronunciato, a volte, alcune parole che sono risuonate come una promessa. E, forse, volevano esserlo. Promessa che ho sitematicamente tradito. E, oggi, posso prendermela con chi voglio: il governo, la mafia, i fascisti, il mio vicino, ecc.. Il fatto è che il vero colpevole sono io.
Se il concetto di Karma fosse applicabile nella relatà, non mi si prospetterebbe un futuro roseo.
E, purtroppo, mi sono reso conto che, il fermarsi a riflettere, capire gli errori e cercare in ogni modo di porvi rimedio, non serve. Non è servito. La magia che sarebbe servita non c'è stata. E quel "qualcosa" che sembra rimasto sospeso è, relamente, così...sospeso. E' li sopra. Lo potremmo quasi afferrare e tirare in mezzo a noi.
Sospeso come una melodia, come un riff di chitarra, come le parole di una canzone...



Questo non giorno per ridere o morire

Stanze vuote cicliche e aride

Patina opaca copre il candore

il colore del lutto unico a brillare



E mi ammanto di aridità impeccabile

E mi mostro con lucidità nobile

E mi mostro senza volgarità inutile

E mi vesto di vuoto colpevole



Il silenzio ha sguardo truce

È come un’alba senza la luce

Restan risate e sbuffi d’estasi

Sotto un giogo di aridità cremisi



Siamo venere apparsa nei cieli meno neri

Siamo labbra sfiorate di pioggia e sole

Pugni stretti più chiari di mille parole

Siamo polvere tenuta insieme dai pensieri

15 novembre 2012

E ti scrivo perchè per cantare è tardi...

Caro amico, questa sera riascoltavo vecchie registrazioni. Quelle fatte insieme quasi 10 anni fa.
Spesso mi attacco al passato, quando il presente me lo richiede. Mi fa capire da dove vengo e mi restitutisce una nuova dimensione; un nuovo punto di vista.
Mi tuffo nei ricordi di quegli anni splendidi passati insieme a suonare. Quando eravamo tu ed io. E la tua attuale moglie, che ci seguiva sempre: fotografa e portatrice di grazia.
Ricordi e immagini si accavallano ma, con un pò di concentrazione, tutto appare nitido e chiaro, come è sempre stato chiaro quello che volevamo fare.
E' stato un gran bel gioco fatto di note, chiacchere, birre, chilometri in macchina,
Ti ricordi quando siamo andati a suonare in Francia?
Decines-Charpieu si chiamava il posto. Vicino Lione. Praticamente imbucati in mezzo a tanti musicisti veri o in procinto di diventarlo. A bere birra e pensare che, in fondo, essere li non era del tutto immeritato.
Il primo demo te lo ricordi? Registrato a casa di quel tuo amico, sopra il Pirobutirro, il locale dove tutto è iniziato.
Ne avrei, e son sicuro che anche tu ne avresti, di cose da ricordare.
Magari, un giorno, ti prenderai una pausa di qualche ora dalla famiglia e, davanti ad un bicchiere di vino, sarebbe bello ricordare come eravamo.
Sarebbe bello ricordarmi che, anche se adesso c'è più gente davanti a me quando suono, ce n'è sempre meno al mio fianco.


20 agosto 2012

Mezza estate e mezzo autunno


Nel giardino dei suoni, Alice è in catene.
Miele di fango e marmellata di perla le bastano per sopravvivere al tempio di pietra e ai suoi piloti.
Intanto, il Nirvana è un buco lontano ma, durante una cattiva e folle stagione, è normale sentire alberi che, sulle rive del fiume verde, urlano
"MADRE!!!"
"AMORE!!!"
"OSSA!!!"

12 giugno 2012

2012.06.10 - Stadio "Artemio Franchi", Firenze. Bruce Springsteen & The E-Street Band": Who’ll stop…

Acclamato, desiderato, atteso…alle venti e trenta sale sul palco con le sue Telecaster e la sua E-Street Band. Non scenderà prima che siano passate tre ore e venti.
Il Boss parte forte: “Badlands e “No Surrender”. Un “uno-due” che ti stacca i piedi dal suolo, che spinge in alto le mani e fa uscire la voce.
Dopo la coppia iniziale e un terzetto dal nuovo disco, è il momento di “My city of ruins”. E la mente corre a tre anni fa, a Roma, quando la dedicò a L’Aquila, mentre oggi si pensa anche all’Emilia mentre si ascolta una versione piuttosto gospel e dilatata che, forse, ha tolto un po’ di carica emotiva al brano.
E poi avanti, alternando vecchi cavalli di battaglia ai brani del nuovo disco (non tutti riuscitissimi, a mio parere).
E poi...pronti? via!...Dopo venti minuti inizia a piovere. Una pioggia di canzoni accompagnata dalla pioggia, quella vera. Qualcuno abbandona e va a cercare riparo,  il resto, quasi tutti, resta in posizione e continua ad urlare alle nuvole il sentimento comune che lega chi ama certe canzoni e certi artisti.
Acconciature preparate con cura perdono volume, ombrelli si aprono, cerate vengono dispiegate. Altri, non trovando di meglio si tolgono anche la maglietta.
Springsteen non si risparmia quando si tratta di avvicinarsi al proprio pubblico; così, buona parte del concerto la passa sotto la pioggia, suonando e cantando ma, soprattutto stringendo mani che a loro volta gli afferrano i polpacci come fossero la base di un statua dedicata ad una divinità pagana.
“Waitin’ on a sunny day” è il brano che fa sentir tutti eroi sotto il diluvio (ma doveva ancora peggiorare) ed il Boss lo sa. Gode del suo pubblico che, pur sapendo che il sole non andrà a splendere, vede nella sua musica quel sole che potrebbe asciugar loro almeno il cuore. Prende un bambino e lo fa cantare, così come, su “Dancing in the dark”, prende una ragazza dal pubblico per il solito balletto. Loro sono solo la punta dell’iceberg dei 45.000 del “Franchi” perché tutti cantano e tutti ballano, perché la pioggia che cade spinge a muoversi ancora di più, perché malgrado il maltempo, ogni tanto si sente la voglia di assistere ad uno spettacolo musicale che possa far dimenticare quello che c’è al di fuori di queste tre ore di musica.
E prima della micropausa c’è tempo per tre delle migliori frecce nella farestra del buon Bruce: "The River", "The Rising" e "Backstreets".
Mentre sparge, qua e la, alcune cover, si arriva al massimo della potenza della pioggia e, come se fosse stato scritto nel grande libro dello spettacolo, parte “Born to run”. ”One, two, three, four…” e non c’è più pioggia, c’è solo una delle migliori rock-band del pianeta e della storia della musica, uno dei migliori songwriter che, fortuna ha voluto, io potessi ascoltare e uno dei migliori brani mai concepiti.
Tutti cantiamo di come “i vagabondi come noi sono nati per correre”; anche sotto l’acquazzone che ci bagna il viso ed inzuppa i vestiti, perché, forse, dietro le nuvole, c’è una Wendy con cui poter costruire qualcosa.
Sembra che niente e nessuno possa impedirci di fare quello per cui siamo nati; possa fermare la nostra "corsa".
Così come niente e nessuno ferma Springsteen. Nemmeno l’assenza pesante di Big Man che, già al primo solo di sax, mi è sembrata ancor più evidente. Eravamo solo alla prima canzone in scaletta e già la commozione per il vuoto fisico, musicale ed emozionale faceva tremare i dotti lacrimali. Almeno i miei.
Parafrasando, la sua assenza è stato un assedio che si è sciolto solo verso la fine, durante “Tenth Avenue Freeze-Out”, quando “…the change was made uptown and the Big Man joined the band…”, quella stessa band ha smesso di suonare, le luci si sono abbassate ed è partito un filmato tributo al grande Clarence. E, non so perchè, ma una sensazione di pace mi ha pervaso. Musica, immagini e silenzio sono stati catarsi, per il solo fatto che hanno reso protagonista del proscenio, un’assente. E ci sarebbe stato da piangere se la musica non fosse ripartita come a ricordare che lo spettacolo continua e che Clemons sembra, e sembrerà per sempre, incastonato nelle note che escono dalla chitarra del Boss, al di la del dolore, come a dargli ancora più forza. Una forza che, passati i sessanta, pare quasi innaturale.
Forza trasmessa fino alla fine. “Twist and Shout” e “Who'll Stop the Rain?” ballate e cantate a squarciagola senza maglietta (perchè “ormai..bagnato per bagnato”) e che hanno messo la parola fine alla serata che, in realtà, sa tanto di arrivederci, perché malgrado tutto, Springsteen e la E-Street band non possono essere fermati.
In fondo, come si fa a fermare quarant’anni di musica che batte con il ritmo del nostro cuore?

…and i wonder…still i wonder…who’ll stop the rain?...

Setlist:
Badlands
No Surrender
We Take Care Of Our Own
Wrecking Ball
Death to My Hometown
My City of Ruins
Spirit in the Night
Be True (Premiere: Tour debut)
Jack of All Trades
Trapped (Jimmy Cliff cover)
Prove It All Night
Darlington County (With Honky Tonk Woman intro)
Burning Love (Elvis Presley cover) (Premier: Tour debut - Sign Request)
Working on the Highway
Shackled and Drawn
Waitin' on a Sunny Day
Apollo Medley
The River
The Rising
Backstreets
Land of Hope and Dreams
Encore:
Rocky Ground
Born in the U.S.A.
Born to Run
Hungry Heart
Seven Nights to Rock (Moon Mullican cover)
Dancing in the Dark
Tenth Avenue Freeze-Out
Encore 2:
Twist and Shout (The Isley Brothers cover)
Who'll Stop the Rain? (Creedence Clearwater Revival cover)

27 maggio 2012

Cinque versi - Pearl Jam #3


“I wish I was the pedal brake that you depended on 
I wish I was the verb 'to trust' and never let you down”
(Wishlist)

“i got scratches, all over my arms
one for each day, since i fell apart
i did...oh, what i had to do, if there was a reason, it was you”
(Footsteps)

 
“now the man of the hour
has taken his final bow
as the curtain comes down
i feel that this is just
goodbye for now”
(Man of the hour)

“Like a tear in all we know
Once dissolved we are free to grow

What is human, what is more?

I'll answer this when I get home”
(Severed Hands)

“so sing just like him, fuckers
it won't offend him
just me
because he's dead”
(04/20/2002)



12 aprile 2012

No matter how cold the winter...

Sarebbe bello riuscire a fare una lista degli errori commessi. Potrebbe essere utile. Ma anche no.
Perchè sono vivo e ho voce e mani per dare vita a canzoni. Di altri o mie.
E poi le risento e sto bene.
Un benessere diverso da quello dell'esecuzione ma si tratta sempre di vibrazioni positive.
Durante un'esibizione devo stare attento a chi suona con me, buttare un occhio alla gente davanti, evitare di fare errori o di esagerare. Ogni tanto ci sono degli istanti in cui mi ritrovo ad esser parte di un unico organismo regolato dalla musica. Può essere una frase. Oppure una nota. O uno sguardo con qualcuno. A volte, un movimento con il braccio o con la mano. Si accende una spia nella testa, di colore verde, che mi dice che va tutto bene e che la via è quella giusta.
Risentendomi, invece, evitando di far troppo la conta degli errori o delle cose migliorabili, si avvia un senso di deja-vù con cadenza fluttuante tra presente e passato. E, in alcuni momenti, ritorna netta la sensazione di esserci per restare. Perchè niente e nessuno potrebbe smuovermi da quella melodia.
Perchè mi basta una chitarra o semplicemente la mia voce e sono contento così. Aver imparato un modo di esprimermi che può raggiungere chi ascolta ma, cosa più importante, raggiunge me stesso. Dentro. In profondità.
E va bene così.
E alcune canzoni mi dicono che andrà tutto per il meglio.
Tutto il resto serve come sfondo. Mentre resto piantato in terra con i piedi ben saldi e la testa lucida e pronta.
E, tra una frase e l'altra, quello che conta è solo respirare.

9 aprile 2012

Cinque Versi - Pearl Jam #2


Vacate is the word...vengeance has no place so near to her
 (Immortality)

 “You're an angel when you sleep...
How I want your soul to keep of and all around the bend
 (Around The Bend)
I am ahead, I am advanced
I am the first mammal to make plans, yeah
I crawled the earth, but now I'm higher
Twenty-ten, watch it go to fire
It's evolution, baby
(Do the evolution)
And fuck me if I say something you don't wanna hear from me
And fuck me if you only hear what you wanna hear
Fuck me if I care,... but I'm not leaving here
(Save You)
 
It's an art to live with pain,... mix the light into grey...
(Love Boat Captain)

8 aprile 2012

Cinque Versi - Pearl Jam


Oh, dear dad, can you see me now?
I am myself, like you somehow
(Release)

Escape is never the safest path
(Dissident)

My god it's been so long, never dreamed you'd return
But now here you are, and here I am
Hearts and thoughts they fade...away...
 
(Elderly woman)

I'll swallow poison, until I grow immune 
I will scream my lungs out till it fills this room
(Indifference)

Nothing's changed, but the surrounding bullshit, that has grown...
(Off He goes)

4 aprile 2012

Cinque Dischi

1. Ten - Pearl Jam
2. Who's Next - The Who
3. Catartica - Marlene Kuntz
4. Bones Machine - Tom Waits
5. Hai paura del Buio? - Afterhours

23 novembre 2011

So I've got this guitar and I learned how to make it talk...

One, Two Three, Four!!!
Charleston-Rullante-Cassa...
C...F...G...C...F...G
Che poi è un modo per stare bene. E' una cosa piacevole da fare, pur restando vestiti.
Perchè ci sono periodi della mia vita nei quali, fare questo, è una fonte inesauribile di benessere psichico e fisico.
Perchè un pezzo di legno e corde di metallo producono sensazioni che, da sole, rendono degna di essere apprezzata un'esistenza che, a volte, sembra aver poco valore.
Beh...ringrazio me stesso per quel giorno in cui tutto ebbe inizio; mentre studiavo Dante ed il suo Purgatorio (nettamente inferiore all'Inferno) ho imparato un nuovo modo di parlare.
L'ascesa al mio "paradiso" è nata dal suo purgatorio.
Ed il ragionamento non fa una piega...

5 ottobre 2009

Dj? No, selettore!

Per non farmi mancare niente, l'altra sera mi è stato proposto di mettere musica durante un aperitivo e ho detto si, of course.
Definirmi dj mi sembra alquanto inappropriato. Preferisco "selettore".
Ho caricato sul portatile un bel pò di cd, musica che ascolto di solito ed ho chiesto al buon Berghinz di suggerirmi artisti che facciano musica lounge (se facciamo passare il termine) o elettronica .

Ne è venuta fuori una serie di suoni e musiche che sono andate dai settanta ad oggi, dal punk al rap, da Seattle a Bologna.
Fare un bilancio risulta alquanto difficile. Del resto, ogni "prima volta" rende difficile un giudizio per mancanza di paragoni.
Qualche pezzo ha incontrato i favori dei presenti, altri sono passati in sordina.
Non riesco ad avere un'opinione in merito alla riuscita degli "smanettoni" (la lounge o elettronica di cui sopra) anche se, credo, che come tipologia di musica, ben si accompagni a momenti di questo genere.

Nel corso della selezione si segnalano, in ordine sparso:
- giovanotto che conversava col vostro selettore preferito in merito a cosa mettere o no, tentare o meno uno "svuota-pista" (tentativo riuscito), richiedere gli Zeppelin che, purtroppo, non avevo;

- Donna Esse che storgeva simpaticamente il naso perchè alcuni pezzi dati in pasto ad orecchie affamate, tra cui le sue, rientravano nella categoria: pezzi preferiti che fanno riaffiorare ricordi sentimentalmente (suppongo) dolorosi o comunque di un bel passato ormai, appunto, passato. Tra questi, a memoria, la dedica in musica al padre del Ferretti ai tempi dei CCCP e prima della nefasta conversione;

- "Stalingrado" degli Stormy Six canticchiata da uno che di vista-conosco-ma-non-so-come-si-chiama;

- vino: due ore seduto e qualche anima, di quando in quando, me lo portava.

Vediamo se ci sarà una prossima volta.
Vediamo come andrà la prossima volta.


Hugs

29 settembre 2009

Demo

Raggruppare qualche pezzo vecchio.
Sgrezzarne altri mai finiti.
Scriverne di nuovi in tempi relativamente brevi.
Registrarli ai GroundFloor Studios.
Direi tra le quattro e le sei tracce.
Questo di massima il programma.
Vediamo come va a finire.