6 giugno 2011

No, viaggiare. Pt. 2

Finchè avrò paura della sua fine, sarà arduo intraprendere un viaggio.
Finchè continuerò ad immaginarlo prima di partire, dimezzerò il gusto di farlo.

"...And these days, they linger on, yeah, yeah
And in the night, I've been waiting for
A real possibility that I may meet you in my dreams
I go to sleep..."

5 giugno 2011

Dell'arte di dissertare su cose "futili"

"Hey amico! Cazzo! Hai quattro giorni per sistemare le cose!"
"E poi?"
"Poi sei morto, lo sai. Non si scappa..."
"Ma come faccio a metter tutto in ordine: le cose in sospeso, i saluti, gli addii..."
"Non hai capito, coglione! Hai quattro giorni per mettere in ordine le cose dentro di te. Senza render conto al mondo. Sei solo con te stesso. Credevo lo avessi capito"
"Si, ma speravo non fosse così..."

4 giugno 2011

No, viaggiare

Rinunciare ad un viaggio perchè si ha paura di non arrivare, o si ha paura di perdersi, o si ha paura di scordare qualcosa di se alla partenza, è peggio del perdere la persona che, forse, ti avrebbe accompagnato.

2 giugno 2011

Sei ottavi

Mentre la notte scendeva stellata stellata
lei affusolata nel buio sognava incantata
e chi mi prende la mano stanotte mio Dio
forse un ragazzo il mio uomo o forse io

lontana la quiete e montagne imbiancate di neve
e il vento che soffia che fischia più forte più greve
e che mi sfiora le labbra chi mi consola
forse un bambino gia grande o io da sola

passava la notte passavano in fretta le ore
la camera fredda gia si scaldava d'amore
chi troverà i miei seni avrà in premio il mio cuore
chi incontrerà i miei semi avrà tutto il mio amore

la luce discreta spiava e le ombre inventava
mentre sul mare una luna dipinta danzava
chi coglierà il mio fiore bagnato di brina
un principe azzurro o forse io adulta io bambina

mentre la notte scendeva stellata stellata
lei affusolata nel buio dormiva incantata
chi mi dirà buonanotte stanotte mio Dio
la notte le stelle la luna o forse io

1 giugno 2011

Estate 2011

Una lunga ferita di acciaio che attraversa due continenti.
Dal Cremlino alla Grande Muraglia. In mezzo, il viaggio nel senso più puro del termine.
Il viaggio nella sua versione primigenia: spostamento da un punto ad un altro.
Immagini scorreranno veloci dal finestrino e ci sarà tempo per nutrire gli occhi e la mente.
E ci sarà il modo di affrontare il deserto: quello fisico e quello dell'anima.
E ci saranno molti modi...

Rintocco

Con calma, ogni demone verrà ricacciato indietro.
Il fantasma dei natali passati perderà la propria voce.
La morale comune leverà la maschera e lascerà uno spazio bianco ancora da scrivere.
Senza fretta, tutto torna normale.
E mi pacifico il cuore.


28 maggio 2011

20XX: scenari

Ti ho vista passare in bicicletta. Hai ancora la graziella. Quella della quale, ogni tanto, ti dovresti ricordare di controllare se le ruote sono gonfie. Oggi lo sono. Hai uno strano modo di pedalare oggi. Girata indietro con la testa. Alterni il controllo della strada con quello di un non specificato punto alle tue spalle. Vorrei chiamarti. Sono sul punto di farlo ma sento un rumore di ferro sbattuto al suolo ed un grido. Poi un pianto. Un pianto fanciullo.

Scendi di corsa dalla bici e ti abbassi.

Per terra, tra l’asfalto ed una bicicletta rossa con le rotelle, c’è una bambina con le trecce nerissime e gli occhi scuri bagnati di lacrime. La fai alzare e noto che tiene i piedini storti. Come a volersi proteggere da qualcosa. Come a delimitare uno spazio. Come sua madre anni fa.

Sento che la chiami per nome e le dici “non è niente, tesoro. Solo un graffio”. La prendi in braccio. Lei piange ma, nel tuo abbraccio, si calma. Piano piano. Le chiedi se vuole un gelato e lei ti risponde che preferisce andare dal “signore dei libri”. Vuole vedere se è arrivata quella storia che le hai raccontato mille volte. Ora la vuole leggere con i suoi occhi. O almeno guardare le figure, suppongo.

Ti squilla il cellulare. Rispondi ed inizi a sorridere. Dall’altro capo del filo ci deve essere la felicità. La tua felicità. L’equivalente del forziere dei nani alla fine di un arcobaleno. Parli e sorridi. Sorridi e ridi.

Non mi hai visto. Sono seduto ad un tavolino di un bar. Una volta era un locale modaiolo. Oggi, un baretto gestito da un sessantenne affabile e tranquillo. Passo spesso le mie giornate libere in questo posto. Parlo con lui, leggo, bevo una tisana. Non bevo più birra o altro. Fumo ancora parecchio ma, alla fine, qualche vizio va mantenuto. Chiudi la conversazione al cellulare e ti rivolgi a tua figlia dicendole che era papà al telefono. Le dici che tornerà questa notte, che il lavoro che doveva fare è terminato e potrà stare un po’ con voi prima di ripartire. Lei sorride e le lacrime sono solo un ricordo. Ti rammenta che dovete andare a prendere il libro perché è tanto che lo aspetta.

Ho la tentazione di alzarmi per venirvi incontro ma, in definitiva, penso che, se in questi anni non abbiamo parlato, avrebbe poco senso farlo oggi.

Oggi che sei mamma, sei felice, continui ad andare in bicicletta per la città ed io sono solo un ricordo.

Mi alzo e prendo il cellulare dalla tasca.

Compongo il numero e, dopo tre squilli, risponde: " Soundcheck alle diciannove!!!".

"Lole, vuoi chiudere le tende sulla nostra vita? Per favore. Sono stanco. Lole, per favore..." (J.C. Izzo - "Solea")

24 maggio 2011

Montale

"...vedi, Lobuet, quando perdi qualcuno, anche se ormai non c'è più, continui a perderlo per sempre. Lo so. Non sono mai stato capace di tenermi accanto le donne che ho amato
[...]
Ti confido un segreto e poi torniamo alle nostre storie. Con le donne non riesco a capire quello che cerco. E finchè non saprò di cosa ho bisogno, non farò altro che ferirle. Una dopo l'altra..."
J. C. Izzo - Chourmo

29 aprile 2011

Intuizione

Non sono gli altri che se ne vanno
Sono io che lo faccio
Poi magari torno, eh...

27 aprile 2011

25 Aprile

Mi svegliavo nel cuore della notte con un senso di ansia. O angoscia. O, in realtà, era solo paura visto che ero piccolo. Quelle cose da "c'è un mostro sotto il letto!!!". E chiamavo mia mamma. Non mi alzavo neanche, bastava urlare e lei arrivava. Lei, e solo lei, riusciva a tranquillizzarmi in quei momenti. O in altri. C'era sempre. A dir la verità, c'è ancora oggi ma, da grandi, si tende meno a correr dai genitori. Anzi, non si tende per niente.
Concettualmente era una persona che mi tranquillizzava.
Ancora oggi potrebbe farlo se non vivessi in una torre di segreti e omissioni dati dall'età.
Ma ora, se mi sveglio nel cuore della notte o se ho bisogno alla luce del sole, non la chiamo.
Si cresce, i problemi assumo aspetti poco genitoriali e si passa agli amici per confidarsi.
Anche gli amici, però, "se ne vanno" e non so dove sbattere la testa in mancanza di un certo tipo di confronto intellettivo-emozionale.

La ricerca di consolazione irrompe su queste pagine più come sfogo che come altro.

Allora mi metto a guardare una foto recente. Non ci sono io e non l'ho fatta io.
Ritrae un pranzo in strada. In primo piano c'è una bambina con un vestitino rosso ed un palloncino blu. Sta giocando mentre i genitori sono dietro di lei a tavola. Sullo sfondo uno striscione che inneggia al non perdere la nostra umanità anche di fronte alle cose peggiori di cui siamo capaci. Sembra quasi che lei sia l'incarnazione di questo proposito: restiamo bambini. Restiamo innocenti e curiosi. Giochiamo e non facciamo del male.
Agli altri e a noi stessi.

...

Perchè, in fondo, la vita è così...segui una linea retta.
Ci provi.
Non ci riesci.
E tutto va a rotoli.
Basta un attimo.
Cominci a cadere e non c'è nessuno a prenderti.
Perchè non te lo meriti, perchè l'hai voluto tu.
Perchè è così che è sempre successo.
Perchè ti ritrovi allo specchio e non ti riconosci più.
O almeno non riconosci la persona che vorresti essere e che sai di poter essere.
E ti rassegni ancora a vivere una vita che abbia un pò meno gusto, un pò meno sole...molte ombre...
Spero solo di toccare terra in fretta....


19 aprile 2011

In progress...

Quindi è questo il mondo che ci meritiamo?
A volte, lo dico ai miei datori di vita: "ci avete lasciato proprio un posto del cazzo, voi generazioni precedenti!".
Loro mi guardano e, di solito, mi danno del valium per tenermi tranquillo.
In realtà, forse non è solo colpa loro. La colpa è anche nostra.
Siamo incapaci di comunicare anche se possediamo ogni mezzo per farlo. Abbiamo la possibilità di veicolare una quantità mostruosa di informazioni ma, forse per la mole, non prestiamo attenzione a niente.
E ci troviamo, nel 2011 inoltrato, di fronte ad una situazione dalla quale ci pare di non poter uscire.
Vediamola.
...

15 aprile 2011

Nel dolo...

E' facile condividere un pensiero in rete. Troppo. Semplice indignarsi. O firmare petizioni virtuali. Criticare in modo più o meno intelligente sapendo che alcuni ti leggeranno e potrebbero gradire la tua arguzia o impegno.
Facile. Troppo.
Difficile è fare le cose sul serio. Rendere conto a se stessi e agli altri in maniera retta ed etica.
La vera sfida è condividere le altre persone, anche quelle più vicine: i loro problemi, le loro fortune. Preoccuparsi per i primi ed esser lieti per le seconde.
Tempo fa suonavo, e cantavo, canzoni che avevano un senso. Cantavo, e suonavo, canzoni mie e, in ognuna di queste, ogni frase doveva avere un senso, doveva avere un significato. Doveva DIRE. Opinabile il punto di vista ma, in ogni caso, sincero.
So che la musica non cambierà mai il mondo ma lo può rendere migliore e può aiutarlo a riflettere.
In poche righe ci posso mettere tutto un mondo. Posso rovesciarci tutto, o parte, di quello che mi porto dentro e che decido, per volontà e capacità, di condividere.
Non sempre. Non sempre ci sono riuscito.
A volte non voglio...


"Ballata nel dolo" - Anno 1999

Contavate morto dopo morto, cantavate vittoria certa
Ora fate compagnia al torto in questa guerra subito persa
Per fermare la carneficina avete usato le vostre bombe
Tank usciti da un’officina, quella vostra, sporchi ingordi

Chi mai potrà lavare il sangue sparso al suolo
di una terra da colonizzare col terrore e con il dolo?

Un maiale un po’ bambino da un ordine mortale
"Bombare l’assassino" per suo gioco personale
Vi credete gran padroni di una terra da salvare
con la forza dei cannoni che non sanno certo amare

Chi ha pagato alla resa di una guerra non finita?
Chi è rimasto senza casa e chi è rimasto senza vita

Usan la legge del più forte purchè a vincer siano loro
Cosa è in fondo qualche morto se a stelle e strisce lo coloro?

Chi di voi ora è un assassino?
Chi ha lordato con il sangue gli occhi di un bambino?

5 aprile 2011

26 Marzo: GLF

Un gruppo di orfani si ritrova all'interno dell'Auditorium Flog di Firenze.
Orfani dei CCCP.
Orfani dei CSI.
Orfani dei PGR.
Orfani di Ferretti quando ancora faceva canzoni (poesie? riflessioni acute?).
Orfani di trent'anni di musica italiana, di parole, note, rumori, chitarre distorte e arrangiamenti delicati.
Lui lo sa. Se ne compiace. Sorride sornione perchè alla fine ha vinto ancora. Al di là delle polemiche sulle sue nuove posizioni politico-sociali, tutti siamo tornati alla corte di Re Lindo Giovanni.
L'eremita montano rispolvera alcuni (pochi) vecchi successi e molte delle sue canzoni più recenti. Arrangiamenti minimali, smossi solo dalla drum machine, portano i testi al centro del proscenio in una forma di assoluta celebrazione delle parole.
I suoi compari ("compagni" mi sembra fuori luogo come termine) d'avventura, due reduci dagli Ustmamò, risiedono a destra e sinistra del nostro Ferretti e lo accompagnano. E ci accompagnano nei nostri 15 anni. 20 anni. 30 anni...
Peccato che le "hit" dei CCCP/CSI ne escano mutilate e rilette in chiave poco convincente mentre, per il resto, le chitarre (o il basso) denotino poca fantasia negli arrangiamenti e nei suoni.
Sicuramente un rito al quale presenziare...pardon...un concerto da sentire. Ma solo in memoria dei tempi che sono andati. Dei nostri tempi.
"...anche i miei nonni dovevano scendere a valle per vendere il formaggio..." G.L.F.
"...del resto m'importa 'na sega, sai, ma fatta bene che non si sa mai..." G.L.F.

Songs: "Luna (o la fine delle parole)" Anno 2008

Mille e più mille cose da dire ferme nei polmoni perchè c’è
più di quello che le parole ci possono chiarire
Mille e più mille cose da dire, ogni volta che se ne va
Mentre ammiro quel sorriso che toccavo un bacio fa

Luci tra noi densità e vibrazioni
Labbra giunte a chiudere ferite aperte e…


Mille e più mille cose da fare, se il domani urla forte
Non sempre se vuoi andare, c’è un treno che parte
Mille e più mille attimi e sensazioni da vedere
Se c’è la luna sul mare al mattino, tutto può accadere

Poi tutto vada come deve o come crede
Di dover andare a finire o iniziare
Fili invisibili a squarciare il buio
Labbra giunte a chiudere ferite aperte e…

Questa luna luminosa e tonda
Più bella non te la potrei regalare
Questa luna eccelsa e grande
A rischiarare un vagabondo pensare

Questa luna aperta e tesa
Più dolce non te la potrei donare
Questa luna, lume d’intesa
A illuminare chi si vuol cercare