8 aprile 2014

武士道

Apprezzo la delicatezza e la determinazione della cultura giapponese. Crisantemo e spada.

Prima della seconda guerra mondiale, il Giappone ha investito pesantemente in armamenti, perchè credeva fosse la via da seguire per uscire dal proprio medioevo, secondo una modernizzazione del concetto di samurai.

La musica è finita

La solitudine è l'unica medicina che conosco. E' l'unica stanza della mia anima dove posso ritrovarmi con persone fidate (me stesso) e parlare di tutto senza filtri, mettendo a nudo ogni più piccola cosa.
E' il luogo nel quale, quando leggo e rileggo una pagina senza capire, posso decidere di voltarla e passare alla successiva.
A forza di rileggere sempre le stesse righe, le stesse frasi, le stesse pause, la vista si annebbia e perdo di vista l'obiettivo assoluto: un sano benessere epicureo. La ricerca totale dello star bene.
Mentre per il corpo serve solo allenamento fisico, per la mente devo staccare. Devo essere distaccato e razionale, valutare gli eventi secondo giuste proporzioni logiche. Il cuore, invece, seguirà la ragione e la modellerà a suo piacimento.
Certe pagine vanno girate, prima di rimanere schiacciati perchè, in definitiva, niente è eterno e la gente va sempre via.

6 aprile 2014

Da non credere

Con gli anni, ci si fa una certa idea di se stessi. Spesso, alcune caratteristiche sono "suggerite" dagli altri.
Ci sono persone universalmente ricosnociute come "quello simpatico". O quello "generoso". Cose simili.
Nel tempo, io sono diventato "quello inaffidabile".
Me lo hanno ripetuto gli amici, praticamente tutte le fidanzate.
Tutte eccetto una. Una ragazza che, malgrado gli eventi, crede in me. Sempre e da sempre, perchè mi conosce.
E parlando con lei, non di rado, scopro nuove prospettive, punti di vista differenti; mi regala frasi semplici ma che hanno un denso significato.
E capisco che, in giro per questo pianeta, le persone inaffidabili sono altre. Sono quelle che mentono, che giocano su due tavoli, che promettono unioni e le disattendono. Di facciata, sono ineccepibili. Ma solo perchè "certe cose non si dicono".
Io, al contrario, le cose le dico, cammino in un paio di scarpe alla volta, non mi piace raccontare frottole, sono onesto anche quando si tratta di cose spiacevoli.
Io sono AFFIDABILE più di tanti. Però, mi guardo dentro e faccio autocritica più del dovuto perchè voglio migliorare.
E non ho bisogno di una medaglia, del consenso popolare o di essere portato come esempio didascalico in un racconto intorno al fuoco.
Io ho bisogno della mia etica inattaccabile, di portare avanti la mia questione morale, di essere fatto di sentimenti dirompenti e di un sentire leggero ma acuto.
Vi aspetto giù dal piedistallo perchè, quando saremo tutti con il culo per terra, potremo cominciare ad andare al di la di convinzioni errate
Aspetto il momento nel quale, chi vorrà, diventerà giudicato, e non più giudice, e potrà scegliere di conoscermi sul serio.

In ogni caso, lei crede in me.

5 aprile 2014

Sembra che vada di moda...

Da un giorno all'altro, quella persona non la vedo più. E prima la incrociavo tutti i giorni.
Il negozio è chiuso. Penso che il motivo sia "la crisi".
Da un giorno all'altro, la vedevo sofferente, rilassata, senza capelli, con i capelli. E un saluto, due chiacchiere, una sigaretta, uno "scusa, ho scordato l'accendino".
Da un giorno all'altro, penso che non la rivedrò perchè il negozio è fallito.
Invece, non la vedrò più perchè non c'è più.
Sembra che, intorno a me, questo male vada molto di moda.
E allora, voglio la moda del non perdere tempo.
Voglio un trend personale che mi faccia provare senza paura.
Senza fermarmi, ogni dieci secondi, per chiedere a me stesso: "rimpianto o rimorso?".
Mentre lo chiedo il presente mi ha già abbandonato, il futuro si presenta e il passato ha una pagina in più, scritta sulla pelle.
Voglio una moda sincera, da indossare tutti i giorni.
Voglio una moda che non temporeggi, che parli con il cuore, sotto la guida della ragione.
Perchè, razionalmente, 3 x 3 fa 9, ma il 10 è un numero che mi ha sempre emozionato.

29 marzo 2014

Saggezza

La miglior cosa che mi abbiano detto negli ultimi mesi?
"Mi spiace perchè, ultimamente, mi sembri circondato da deficienti"

27 marzo 2014

HPDB? Afterhours: questo post contiene bestemmie

Erano gli anni novanta. Reduci dei plasticosi ottanta, scoprivamo il rock nostrano.
Nel magma di band che saltavano fuori da ogni parte, gli AFTERHOURS di Manuel Agnelli.
Qualche disco in inglese e poi, Germi del 1995. Un rock all'americana ma in italiano.
Quindi, porco cristo!

25 marzo 2014

Ignoranze

Il termine "amico" ha molte sfumature.
C'è l'Amico con la A maiuscola, quello con il quale si ha confidenza; c'è quello con il quale si sono condivise un bel pò di cose, senza necessariamente avere consuetudine al quotidiano.
E così, c'è questo amico del secondo tipo a cui hanno trovato un male del cazzo, di quelli che, oggi, sembra vadano di moda. Tanto per ricordarci che vivere non è un grande affare sul mercato.

23 marzo 2014

F.F. ovvero fermate Ferzan!

Domenica di pioggia mi reco al cinema. Senza scegliere il film. C'è chi lo ha fatto per me.
Il film non-scelto è l'ultimo di Ferzan Ozpetek. Fino a quando non sono in sala, ne ignoro anche il titolo.
Ok! Il cinema ha il suo fascino, sempre, ma informarsi un pò...

22 marzo 2014

#3

Credo che ogni uomo sia un'isola.
L'isola, però, non sceglie di esserlo. E' obbligata.
E l'uomo?

11 marzo 2014

#2

Sono il cattivo maestro di me stesso: impartisco ed imparo lezioni
Sono il cattivo tenente della mia testa: faccio le regole solo per non seguirle

10 marzo 2014

#1

...per perdersi bisogna esser molto bravi a ritrovarsi...

8 marzo 2014

Suonala ancora, Sam...

"Faccio il musicista"
Risposta uno: "E di lavoro?"
Risposta due: "Bello! Che musica fai?"
Alla stessa domanda, si risponde in modo diverso, secondo il luogo in cui viene posta.
All'estero, mi raccontano, danno la risposta due.
In Italia...che te lo dico a fare!

16 ottobre 2013

Lampi di onestà. Lighning Bolt, Pearl Jam



Dare un giudizio su un nuovo disco dei Pearl Jam è difficile quanto rispondere alla domanda “vuoi più bene al babbo o alla mamma?”.

Dare un giudizio sulla nuova uscita della band che ti ha cresciuto e cullato negli ultimi 22 anni pone di fronte a dubbi etici di difficoltà pari alla soluzione del cubo di Rubik (o Rubrik o come si chiama).

Dare un giudizio sul nuovo album della band che ha, come cantante e autore, la persona che io, e non credo sia un mistero, considero un’eccellenza del genere umano, risulta scomodo.

Difficile e scomoda è la strada di chi si pone in tale situazione.

14 agosto 2013

Stralci: Sziget Festival 2013. Piccolo, molto personale e non esaustivo resoconto.

6-12 Agosto. Budapest
(Alcuni)Concerti
Il tendone A38 è stracolmo di gente. Pochi minuti ed i Flogging Molly salgono sul palco. Alla prima nota, il pubblico si scatena, balla e lancia in aria qualsiasi liquido abbia in mano. La temperatura è calda, l’acustica potrebbe essere meglio ma l’esibizione dei californiani capitanati da un irlandese ci riversa addosso un’onda di folk-punk irlandese di rara potenza e precisione esecutiva.
Drunken Lullabies & Drunken Songs
Voto 8

Nick Cave & The Bad Seeds. Sono la risposta alla domanda “Vuoi vedere un live devastante?”. Di sicuro la miglior performance a cui ho assistito. Musicisti eccezionali e attitudine sul palco che ha pochi rivali. E davanti, o meglio sopra, tutti…Mr Cave. Che suona il piano,che cammina per il palco, che sale in piedi sulle transenne e stringe le mani dei fortunati della prima fila, che propone le sue canzoni. E che canzoni!
Into his arms!
Voto 9

Lo ska-punk degli Ska-P è travolgente, fa ballare pure me. E questo mi pare già un buon punto a loro favore. I pezzi sono conosciuti dal pubblico che li canta e controcanta. Lo ska dei fiati si alterna e si mescola con il punk di una strato e di un paio di SG. La miscela è la solita. Esplosiva. I temi dei pezzi sono arcinoti: liberalizzazione della cannabis, anticlericalismo, questione palestinese, avversione per le autorità, ecc… Questi temi, e come vengono messi in musica, sono il loro punto forte ma, purtroppo, sono anche quello debole. Certi slogan (Police Fuck off su tutti), certe mascherate del loro corista-showman (abito da prete, pene di gomma e bambola gonfiabile su tutte) sono ormai cose che, probabilmente, fanno presa su un sedicenne. Su di me, no. Questo rende l’esibizione, nella mia testa, un po’ fuori luogo e pacchiana.
Resta la musica suonata in maniera eccellente.
Insistimos!!!(?)
Voto6,5

Torno al tendone A38. Sul palco i Bad Religion. Chi è quello con la chitarra sul palco a destra? Scoprirò al ritorno che è il chitarrista dei The Cult.
Torno a sentire la band di Greg Graffin dopo anni, dopo il ritorno di Mr Brett (stasera assente), dopo alcuni dischi francamente evitabili.
Oltre al “capo” della Epitaph, manca anche Greg Hetson. Al loro posto, lo sconosciuto di cui sopra.
Graffin ha aggiunto capelli bianchi alla sua solita calvizie. Baker e Bentley sembrano in forma. Dietro le pelli, il più giovane dei cinque batte e ribatte senzasosta.
Nel padiglione A38 il più classico dei salti nel passato. Siamo tutti un po’ più vecchi. Io e loro. Ma le canzoni, quelle non invecchiano. Ai pezzi dell’ultimo disco si alternano alcuni dei cavalli di battaglia della band: Generator, No Control, 21st Century (Digital Boy), ecc… Canzoni che hanno anche 20 anni, comprese “How Could Hell be any Worse” e “We’re only gonna die”. Classe 1982. Brani che hanno 31 anni!!!
Per me, il concerto più atteso. Per me, la classica maglietta acquistata. Qualche errore di esecuzione e, al solito, acustica non perfetta.
Ma a loro si perdona tutto perché “I don’t believe in self-important folks who preach no Bad Religion song can make your life complete!!!”.
Sono di parte
Voto 8

I Blur si sono riuniti da poco. I Blur non li avevo mai sentiti dal vivo. Ora l’ho fatto e posso ritenermi ampiamente soddisfatto. Gli ormai ultraquarantenni ragazzi di “Boys & Girl” suonano sul serio. Damon Albarn canta e suona l’acustica. Salta per il palco, si butta sulle prime file. Bel concerto davvero. Su tutte “CountryHouse”.
Really could happen
Voto7

E concludo.
Lo Sziget Festival è un vero festival musicale. Niente a che vedere con le robette che organizzano nel paese del quale sono possessore di passaporto.
Dal centro di Budapest, ci si arriva in traghetto lungo il Danubio o in treno o.
Opto per quest’ultimo mezzo (mentre per il ritorno un più borghese taxi).
La cosa che mi colpisce subito è molto banale, se vogliamo. Dalla stazione all’ingresso, i marciapiede sono transennati per evitare che il fiume di gente cammini in mezzo alla strada e intralci il traffico.
L’ingresso dell’isola (si perché Sziget vuol dire isola e si svolge su quella di Obuda) è un ponte ferroviario, oggi pedonale. In alto scritte di benvenuto in tutte le lingue (quella in italiano è un grottesco “Salve!”).
Sull’isola ci sono più di dieci palchi, decine di stand, migliaia di persone. Tende ovunque.
Non si usano soldi ma ci sono vari punti dove ricaricare una carta prepagata che poi servirà per acquistare cibo, bevande, souvenir, fare un giro sulla ruota panoramica e tutto il resto.
In giro ci sono gruppi di ragazzi e ragazze, più o meno numerosi, più o meno ubriachi, più o meno vestiti o mascherati. Senza però degenerazioni generazionali alle quali si assiste spesso in altri contesti.
Stand di cibo e bevande si alternano con le bancarelle e bagni chimici; musica suonata con vari DjSet. Si, perché la gente vuole ballare ed un Dj, senza voler polemizzare troppo, pare serva di più in occasioni del genere.
Con al polso il bracciale di stoffa, che mi da diritto ad entrare ogni giorno, ed in tasca il programma confezionato come fosse un passaporto, mi aggiro per i viottoli dell’isola. Guardo e ascolto. Lingue, parlate o attaccate al palato, che si fondono e s’intrecciano.
Musica ovunque. Birra e cocktail ovunque. Gente che beve e mangia a tutte le ore.
Aria di festa. Aria buona, al di là del caldo.
Tornando mi porto a casa immagini mentali molto vivide (non ho foto), centinaia di note ascoltate, risate e qualche vuoto.
Li riempirò con il resto.
..

Stralci: Budapest 2013

La città, ed il paese, ha visto passare la storia recente nel peggiore dei modi. Dall'occupazione nazista alla liberazione e, quindi, alla rioccupazione comunista. Passando per la rivoluzione del 23 ottobre 1956.
Dai campi di concentramento ai gulag.
Oggi, i suoi palazzi si affacciano sul Danubio. Immobili. Visti dall'alto, danno questa sensazione strana, come se stessero riposando. Stremati.
Budapest.