C'è un tempo per scrivere ed uno per leggere...
C'è un tempo per suonare ed uno per fare silenzio...
C'è un tempo per riflettere ed uno per non pensare...
C'è un tempo per aver tempo ed uno per la fretta...
C'è un tempo per comunicare ed uno per capire...
C'è un tempo per aprire un blog ed uno per chiuderlo...
...a breve...
18 giugno 2015
18 gennaio 2015
Hear the sirens...
"...It’s a fragile thing, this life we lead, if I think too much, I can’t get over
When by the graves, by which we live our lives with death over our shoulders
Want you to know, that should I go, I always loved you, held you high above too
I studied your face, the fear goes away..."
When by the graves, by which we live our lives with death over our shoulders
Want you to know, that should I go, I always loved you, held you high above too
I studied your face, the fear goes away..."
1 novembre 2014
Io...oggi...sono...
Io, oggi, sono incazzato.
Lo sono perché un altro ragazzo è morto e la colpa non è di nessuno. E
non è il primo. E non sarà l’ultimo.
Sono incazzato perché, nelle nostre piazze, le persone che manifestano
il proprio disagio vengono prese a manganellate.
Lo sono perché chi manifesta le proprie difficoltà non viene aiutato, viene
represso.
Sono incazzato perché, a pochi chilometri da qua, in una stazione
dismessa, devo assistere allo spettacolo messo in piedi da un buffone. Che non si cura della gravità della situazione.
Lo sono perché il cambiamento promesso ha mantenuto solo la promessa di
lasciare tutto com’è.
Sono incazzato perché, sempre il buffone, promette regali e aiuti
economici come se fosse una televendita. E poi si riprende tutto.
Lo sono perché l’identità politica, anzi, il retaggio ideologico da cui
provengo si è diluito, quasi scomparso, in un partito che non ha anima.
Sono incazzato perchè i sedicenti politici locali pensano di saper fare ma sono degli incapaci.
Lo sono perchè sta continuando la fiera delle poltrone e dei favori. E non c'è ritegno.
Sono incazzato perché un ragazzino di 17 anni è morto falciato da un’auto
guidata da una persona in stato di ebbrezza.
Lo sono anche perché tutti invocano la forca ma, in realtà, tutti ci
siamo messi al volante dopo aver bevuto. E non serve la forca, serve il
buonsenso.
Sono incazzato perché mi sento impotente.
Lo sono perché le cose non cambiano e non lo faranno.
Io, oggi, sono incazzato perché lo ero anche ieri.
E lo sarò domani.
7 ottobre 2014
In fondo
...la cosa importante è avere la certezza che non si stia perdendo tempo...
...che non si stiano buttando al vento giorni, pensieri, respiri...
2 ottobre 2014
Farewell Train
A volte la vita diventa metafora di stazioni.
Si prendono treni per andare e poi si torna al punto di partenza; arricchiti d'esperienze e con nuovi colori negli occhi.
Si incrociano centinaia di passeggeri distratti e si viaggia spesso con alcuni pendolari. Sempre alla stessa ora, sempre sullo stesso treno, sempre sul medesimo sedile.
Può capitare di incontrare una persona in attesa del proprio treno. Un treno che a momenti arriverà, si fermerà e poi ripartirà, portandsela via.
E saranno pochi gli istanti concessi. Pochi gli sguardi e le parole scambiate. In numero così esiguo che non sarà permesso di capire meglio, di approfondire. Quella persona partirà dopo pochi attimi e lascerà la banchina invasa dallo spostamento d'aria di un treno che si muove e la testa piena di lampi mnemonici e dubbi suggestivi.
Resterai in piedi a guardare il retro di un treno che sta prendendo velocità, godendo di quei pochi momenti e chiedendoti se ci sarà un ritorno.
Resteranno i bagliori intravisti nello spazio temporale avuto a disposizione per soddisfare la curiosità.
Resteranno domande che, un giorno, potrebbero aver risposta.
Resterai tu. In piedi. A scrutare i binari che diventano sempre più vicini, sapendo che la vicinanza è una questione di prospettive.
"...per quel che mi riguarda sei un continente obliato...
...per quel che ho visto, in fondo, mi è piaciuto..."
14 agosto 2014
12 luglio 2014
..and I know it...
Non sono più un ragazzino. E' il pensiero che mi attraversa la mente.
Due ore scarse di allenamento. Poi, appena l'attività finisce, esplode un dolore alla testa.
Vado dal dottore. Uno che quasi non conosco perchè, fortunatamente, non ne ho avuto molto bisogno.
Il dottore, over quaranta con un tutore al braccio, mi consiglia una TAC alla testa. Io so che la consiglia per evitare il rimorso di aver lasciato cadere nel vuoto certi sintomi.
Esco dal suo studio con una richiesta urgente. "Urgente" è una parola che, tendenzialmente, mette ansia ma, in Italia, vuol dire "necessario un controllo senza che debbano passare alcune settimane".
Mi dirigo verso l'ospedale di riferimento. Guido come se fosse un giorno qualsiasi. In realtà, in un angolo remoto delle viscere, una domanda mi pulsa dentro. Batte e ribatte..sembra un metronomo.
Circa dodici chilometri ad un ritmo lento. Non quello del traffico. Il ritmo è quello di questa domanda che preme per avere risposta...TUM...TUM...TUM...
Parcheggio...TUM...TUM...TUM...
Passo la porta, la portineria, il corridioio...ma non riesco a far passare il quesito che TUM...TUM...TUM...
Riempio i moduli, pago quel che c'è da pagare, aspetto...TUM...TUM...TUM...
L'infermiere mi fa togliere gli orecchini...TUM...TUM...TUM...spengo il telefono...TUM...TUM...TUM...mi sdraio...TUM...TUM...TUM...
Improvvisamente il mio personale metronomo tace e si placa il mio battere interiore.
Capisco che sono pronto. Capisco che l'esistenza possa terminare da un momento all'altro. Sono solo mentre mi rendo conto che NON c'è problema. Non mi auspico la morte ma, quando arriverà, sarò presente e porterò con me la mia dote.
Quel giorno non ci sarà tristezza, non ci saranno lacrime.
Ci sarà la mia vita come un ciclo ormai concluso. Ci sarà la speranza di aver lasciato qualcosa: un ricordo...un canzone...un sorriso...
La sensazione di non aver lasciato niente di intentato sarà un tutt'uno con le occasioni mancate. Due pesi che, sulla mia bilancia personale, non penderanno da nessuna delle due parti.
Sono pronto. Sono disteso. Sono senza orecchini....
22 aprile 2014
Kaputt e Caput Mundi
Nel 1992 mi sono trasferito in Toscana.
O, come piace dire a me, i miei genitori mi hanno prelevato dalla città più bella del mondo e mi hanno deportato in un paesotto, composto di molteplici paesini.
Esteticamente il confronto è impietoso: la Storia contro quattro cagate liberty, impianti termali allo sbando e centinaia di alberghi.
Socialmente è stata una perdita di varietà umana non indifferente.
20 aprile 2014
Tornate a casa nani
La mia amica Marta frequenta un uomo sposato. Sono mesi che lo vede.
Nelle pause che lui ritaglia dal proprio matrimonio.
Lui dice che la ama ed il rapporto va al di la della semplice scopata. Però, non si decide a lasciare la moglie.
Lui ci pensa. Sono mesi che ci pensa. Parrebbe potergli esplodere il cervello da quanto ci rimugina sopra.
E Marta ha aspettato.
Lui dice che la ama ed il rapporto va al di la della semplice scopata. Però, non si decide a lasciare la moglie.
Lui ci pensa. Sono mesi che ci pensa. Parrebbe potergli esplodere il cervello da quanto ci rimugina sopra.
E Marta ha aspettato.
17 aprile 2014
Misunderstanding
Amica1: ti ho visto, ieri. Eri con una ragazza. Ridevate. Sembravate innamorati...
Io: si? Sarà contento il suo fidanzato...
16 aprile 2014
13 aprile 2014
Non c'è più molto tempo e non c'è nessun rumore...
Non esistono le epifanie. Non ci sono momenti nei quali capisco cosa potrebbe essere giusto e cosa no.
L'illuminazione lascia il posto alle sensazioni che mi guidano in una certa direzione interiore.
In questi giorni, ho capito che cercare la felicità non ha nessun senso perchè è un concetto utopico e, di conseguenza, non è una meta raggiungibile.
Nella realtà dei fatti, devo cercare, e seguire, la strada che più si avvicina alla felicità; quella che, per il solo viaggiare, mi fa stare bene.
Il momento illuminante lascia il posto alle sensazioni e la felicità si fa da parte per un viaggio lieve e felice.
In ogni caso, devo avere i coglioni. In caso contrario, meglio restare sotto le coperte.
The moon is out, but he's drunk and shouting...putting people down
He's pissing... he's living... a day he'll soon forget..."
12 aprile 2014
Giorni
Con gli anni, ho imparato una cosa: quello che si pensa alla luce della luna non riflette, per forza, il pensiero quando c'è il sole.
Ho imparato a pensare alle cose prima di dirle, o farle.
Sono finiti i tempi nei quali una frase classica era "ho bevuto, toglimi il cellulare dalle mani!".
Probabilmente sono cresciuto. Non ho più bisogno di slanci alcolici. E, sopratutto, riesco a conciliare i pensieri della notte con quelli del giorno.
8 aprile 2014
武士道
Apprezzo la delicatezza e la determinazione della cultura giapponese.
Crisantemo e spada.
Prima della seconda guerra mondiale, il Giappone ha investito
pesantemente in armamenti, perchè credeva fosse la via da seguire per uscire dal proprio medioevo, secondo una
modernizzazione del concetto di samurai.
La musica è finita
La solitudine è l'unica medicina che conosco. E' l'unica stanza della mia anima dove posso ritrovarmi con persone fidate (me stesso) e parlare di tutto senza filtri, mettendo a nudo ogni più piccola cosa.
E' il luogo nel quale, quando leggo e rileggo una pagina senza capire, posso decidere di voltarla e passare alla successiva.
A forza di rileggere sempre le stesse righe, le stesse frasi, le stesse pause, la vista si annebbia e perdo di vista l'obiettivo assoluto: un sano benessere epicureo. La ricerca totale dello star bene.
Mentre per il corpo serve solo allenamento fisico, per la mente devo staccare. Devo essere distaccato e razionale, valutare gli eventi secondo giuste proporzioni logiche. Il cuore, invece, seguirà la ragione e la modellerà a suo piacimento.
Certe pagine vanno girate, prima di rimanere schiacciati perchè, in definitiva, niente è eterno e la gente va sempre via.
Iscriviti a:
Post (Atom)