24 settembre 2016

Bianco, nero e grigio

La verità non è un concetto assoluto.
Mi correggo: la verità empirica non è un concetto assoluto.
Scientificamente, un esperimento può portare, se ripetuto in determinate condizioni non mutevoli, a risultati che si posso definire verità.
Nel mondo degli esseri umani, la verità è quasi sempre empirica.
Un esempio? Un esempio!
Se due persone mi raccontano lo stesso episodio, quest'ultimo potrebbe esser narrato in modi diversi.
Tutto questo può essere dovuto alla componente emozionale di chi lo ha vissuto (diversa per ciascun soggetto) oppure al fatto che tra le due parti esiste un contrasto.
Si passa, quindi, da verità oggettiva a verità soggettiva. Dovuta alle emozioni o ad una certa dose di partigianeria.
Un film al cinema può essere riportato in base alle emozioni (ed al gusto personale).
Una conversazione, invece, può essere narrata diversamente se sussiste una controversia. Oltre alla componente emozionale di cui sopra.
Nel secondo caso, il problema sta tutto nella situazione di stallo che si crea quando due soggetti non sono in grado di comunicare. Quando avviene il classico "dialogo tra sordi" o tra persone che parlano "lingue" diverse.
Quando non ci si "accontenta" di quanto ci viene detto. Quando non si prova, nemmeno per un secondo, a capire le ragioni dell'altro ma, in maniera del tutto egoistica, ci si incaponisce a considerare quanto succede, e viene detto, secondo il proprio modo di vedere il mondo o secondo schemi propri, che mirano alla semplificazione ed all'appiattimento dei dislivelli sfumati della realtà.

3 marzo 2016

I tre cerchi

Voglio essere una brava persona. E forse ci riesco. Voglio comportarmi sempre nel rispetto di chi mi sta intorno e prendendomi cura delle persone a cui tengo. Non sono tante e dovrebbe esser poco complicato, almeno a livello numerico.
Non voglio seguire esempi a me molto vicini. Esempi che il tempo ha lasciato indietro nella memoria ma che restano come monito permanente.
Non sono sempre stato così. Il mio malcelato egoismo mi ha fatto sempre mettere me stesso in primo piano. Certo, è ancora così, ma il benessere di chi fa parte del mio "cerchio della fiducia" voglio che assuma un valore maggiore.
Ammettere di essere egoisti, contrariamente a quanto credevo, non mi mette al riparo dall'esserlo.
Potrei allargare il mio "cerchio dell'egoismo". Fare una sorta di egoismo di gruppo, nel quale il benessere di più persone è quello di tutti.
Non saprei. Pare una cosa figa.
Io mi posso impegnare ma devo anche cercare di tener fuori dalla mia vita privata tutta una serie di categorie di esseri umani.
Quelle tipologie di bipedi che occupano spazio su questo pianeta e consumano l'aria.
Non le si può eliminare ma solo tenere ad una distanza di sicurezza: molto vicino.
Più vicino tieni le persone negative e meglio le puoi controllare, evitando che possano nuocere.
E siamo al terzo cerchio: il mio "cerchio delle persone inutili".


23 febbraio 2016

Il mio nome è Culo, Botta di Culo

Ho visto Spectre, l'ultimo film con protagonista James Bond.
L'agente segreto, parto della mente di Ian Fleming, mi è sempre piaciuto.
Il personaggio è stereotipato ma affascinante.
Le storie semplicistiche ma coinvolgenti.
Un film di Bond presuppone sempre degli snodi chiave, un ritorno continuo al già conosciuto che ci porta in una zona di comfort cinematografico che crea tranquillità nello spettatore.
I classici momenti 007:

  • "il mio nome è Bond, James Bond"
  • il martini: agitato e non shakerato
  • la prima donna della pellicola che si porta a letto, di solito, muore
  • ne arriva una seconda
  • a volte, una terza
  • i gadget da spia di Q
  • Q
  • M
  • Miss Moneypenny, la segretaria che si farebbe volentieri un giro con la pistola di 007
  • il lancio del cappello, tanto per attizzare la povera segretaria
  • il fascino guascone del protagonista
  • almeno una scena con lo smoking indosso
  • almeno una scena di inseguimento con una macchina figa, resa ancora più figa di gadget di Q

L'ingresso del cattivo, spesso un gattaro, è un altro snodo chiave.
Fino a quel momento non è mai molto chiaro quale sia il reale pericolo per il mondo. Cioè, Bond lo sa o, secondo me, fa finta di saperlo.
Quello che non torna mai è il momento in cui il cattivo cattura Bond. Di solito, perchè il genio dello spionaggio lo va a trovare, lo sfida a poker, gli tromba la fidanzata, gli passa avanti in fila alla posta.
Inoltre, una volta catturato il simpatico guascone delle terre di Albione, prima di ucciderlo, il manigoldo fa lo spiegone del piano criminale, dando al nostro eroe le informazioni per sventarlo.
E può anche andar bene. Ormai lo sta per uccidere.
Il problema sorge quando sceglie il metodo.
Un colpo di pistola in faccia sarebbe veloce e sicuro. Invece, questo genio del male sceglie sempre metodi complicatissimi e, per non sbagliare, neanche aspetta di vederlo morire.
Se ne va. Così. Come uno che ha parcheggiato al supermercato ma non controlla mai di aver chiuso la macchina.
L'eroe con più culo che anima, complici le quindici ore che ci vogliono perchè il metodo scelto per mandarlo a trovare i suoi avi passino, trova il modo di salvarsi ed ha tutte le informazioni necessarie per salvare il mondo. Da solo.
Il piano perfetto e infallibile si rivela una mezza stronzata. Di solito, basta spengere un computer, premere un pulsante, togliere una scheda da un missile, abbonarsi a Vanity Fair., fare la giravolta e farla un'altra volta.
L'eroe vince e se ne va con l'unica che si è portato a letto rimasta viva, facendo perdere le proprie tracce ai servizi segreti di sua maestà. Questi ultimi sono composti, per lo più, da un'armata di rincoglioniti che non capiscono mai il reale pericolo che corre il mondo e, per non farsi mancare niente, vengono perculati per tutto il film dal donnaiolo alcolizzato con il doppio zero.

Ed ecco il quadro che esce fuori.
Siamo di fronte ad un eroe sessualmente promiscuo e che non usa precauzioni, dedito all'alcol ed al gioco d'azzardo. Come se non bastasse, dopo aver bevuto, non solo guida, ma si mette anche a sparare. L'agenzia governativa di cui fa parte non ha mai idea di cosa stia succedendo, di dove sia lui, di dove siano finite le chiavi di casa e di chi abbia lasciato la tavoletta cel cesso alzata.
Il cattivo parte bene ma poi si caga tutto nel finale perchè fa piani complicati, li spiega a chi cerca di fermarlo e li dota, sempre, di meccanismi di interruzione da scappati di casa.

Chiudo con un pensiero opinabile. L'ultimo Bond, Daniel Craig, non si affronta: è basso, tarchiato, sgraziato, con la faccia da carpentiere più che da geniale spia. Per me, 007 è Sean Connery. Anche con il parrucchino. Punto.

19 febbraio 2016

C'era una volta...

Fat Moe: Noodles, cos'hai fatto in tutti questi anni?
...

Noodles: Sono andato a letto presto...

18 febbraio 2016

Aforismi #6

La fortuna è che esistono persone che, senza sforzo, cancellano i bei ricordi

Come te nessuno mai. Pt. 2

Per gli amanti del basket. Per gli amanti del GIOCO. Per gli amanti del più grande performer sportivo di tutti i tempi...oggi era Natale.
53 anni fa nasceva MJ.
Adesso Natale è finito.
Oggi, ho letto un sacco di cose belle su Michael Geoffrey Jordan.

Quel 23 in maglia UNC e poi Bulls e poi Wizards.
Alcuni aspetti impressionano.
Un aspetto è la potenza economica e di brand che ha messo in piedi. Vedo sti ragazzini che indossano roba con il JumpMan sopra e, secondo me, non sanno chi sia, non lo hanno mia visto giocare e non ne comprenderanno mai l'eterna grandezza.
Altro aspetto è il ricordo di quelli che "c'erano". Di quelli che erano bambini insieme a Magic e Bird e sono diventato uomini, volando insieme a lui.


E no! non siamo vecchi, cazzo! Siamo solo fortunati perchè abbiamo assistito. Io posso dire: C'ERO!!!
Questo secondo aspetto è il mio preferito, quello romantico della faccenda.
MJ ci ha fatto LETTERALMENTE sognare!

Credere che l'impossibile fosse ormai possibile.
E' stato IL gioco della pallacanestro, è stato IL nostro eroe, è stato UN uomo con una vita personale discutibile (va detto), è stato fonte d'imitazione per qualunque ragazzino abbia preso un pallone in mano, in una qualsiasi giorno dell'anno, in un qualsiasi campetto di periferia.

Per onestà di cronaca personale, anche il giorno di natale (quello dei cristiani), anche con 3 gradi, anche dopo il pranzo in famiglia.
Jordan non è solo STATO, Jordan E' la pallacanestro: più si avvicinava al cielo, più ci avvicinava alla palla a spicchi.
Natale è finito.


Riavvolgiamo il nastro e ripartiamo dall'inizio.
MICHAEL GEOFFREY JORDAN ! ! !

PS: ora la smetto di scrivere di lui da tutte le parti...fino al prossimo anniversario ;)

17 febbraio 2016

Come te nessuno mai

Roma. 1998.
Sono da mio fratello, sulla Cassia. Una casa di studenti/lavoratori un pò tutti parecchio cazzoni.
C'è il guru di sinistra che ama poco lavarsi perchè tende a lavare di più la propria mente con letture impegnate.
C'è quello che lavora al mauriziocostanzoshow ma nessuno ha capito facendo cosa: potrebbe essere il porduttore così come l'usciere.
C'è mio fratello, studente di economia in prestigiosa università privata.
C'è il pentatleta tutto muscoli e sostanze strane.
E' finita la scuola. Ci sono le NBA Finals.
Il commento è affidato ad Ugo Francicanava. A molti questo nome non dirà niente, per altri, come me, era la voce roca che ti salutava con "amici dell'iperbasket!".
Nella noia di inizio estate, in una città che non abito da almeno 6 anni, mi guardo le finali NBA.
Ci sono i mormoni di Salt Lake City, gli Utah Jazz. Hanno in Stockton-Malone una delle coppie play-centro più devastanti della storia del gioco. Stockton mente cestistica sopraffina, un pò figlio di troia ma va bene. Malone, Carl Malone, THE MAILMAN. Chili di muscoli e tecnica e visione di gioco.
Non hanno mai vinto niente ma, si dice, avrebbero meritato. Purtroppo sulla loro strada hanno incrociato la più terrificante macchina da pallacanestro che, forse, si ricordi: i Chicago Bulls di, prego inginocchiarsi, MICHAEL JORDAN!
Ricordo che guardavo queste partite trasmesse da TMC2, se non sbaglio. E ammiravo il gioco ed il suo interprete migliore.
Ogni tanto veniva il povero pentatleta con il cervello in pappa per dirmi, a rotazione, due frasi:
1. (gonfiando i muscoli e canticchiando) "ma quando ce lo avrai un fisico così..."
2.(sempre gonfiando i muscoli, senza canticchiare ma alitandomi in faccia) "ma quando ce lo avrà un fisco così il tuo MIKE Jordan?
Ora, almeno il nome poteva impararlo. Poteva parlarmi da un pochino più distante. Poteva arricchire il suo parco espressivo. Poteva tacere, volendo.
Io lo guardavo con l'aria di chi fa parte di un mondo superiore (diciamo il mio solito modo di guardare gli altri...).
Pensavo che mentre io ero testimone della grandezza sportiva, lui era completamente fuori strada.
Non voglio esser frainteso, era anche simpatico e questo siparietto quotidiano è entrato nella top-ten dei racconti di famiglia.
Mentre lui gonfiava i muscoli, canticchiava e storpiava il nome del mio eroe, io mi guardavo la STORIA.
Storia che si è chiusa con THE LAST SHOT. Un ricordo indelebile. Un'emozione incredibile.
Vittoria e sesto titolo per uno che è stato il più grande di tutti, è stato quello che nessuno sarà mai ma che tutti vorrebbero essere.
Oggi ne fa 53.
Ho voluto ricordare la tua grandezza in questo modo.
CHAPEAU!

16 febbraio 2016

Dello scrivere

Scrivere è sempre stata una cosa che mi piace molto.
Ho scritto canzoni, piccoli racconti incompleti, lettere.
Ma anche post tipo questo.
Scrivere è sempre stata una cura incredibile. Spesso è stata un'urgenza che mi permetteva di buttare fuori alcune cose, per sentirmi più leggero.
Ecco! Se volessi dare una definizione sarebbe: scrivere è un'urgenza. Incontrollabile, inarrestabile e insopprimibile. 
Non tutti gli scritti sono uguali, chiaramente.
Una lettera, ad esempio, è, di per se, molto strana.
Parte dal presupposto che si stia parlando con qualcuno che, in quel momento, non è presente.
Questo qualcuno la leggerà per conto proprio. Quindi, il tempo e lo spazio che separano mittente e destinatario possono fare molta differenza per quanto riguarda la percezione del messaggio.  Inoltre, mentre si scrive, si immaginano le reazioni di chi leggerà. Su questo aspetto, si tenderà a tirare ad indovinare
Una canzone è tutto un altro sport. 
È, di solito, ispirata ad alcuni fatti. Pubblici o privati. E si arroga il diritto di esprimere il mio punto di vista in poche righe e parole. Parole che dovranno anche suonare!
Molte volte è stata una persona ad ispirare la canzone. Il classico: questa canzone l'ho scritta per...oppure...è dedicata a...
Come ho avuto modo di dire più volte, il bello di una canzone scritta per qualcuno è che, se tutto finisce, la canzone resta. Come un figlio. Lo fai in due ma poi sarà grande ed andrà via con le sue gambe. 
Un post è molto strano di per sè. Un blog è una sorta di diario ma, mentre scrivo, so che è pubblico e quindi leggibile da chiunque. Teoricamente. Questo mette un pò di freno ad una sincerità senza macchia. Diciamo che si potrebbe tendere ad omettere.
Ma forse è la vita che è così: preferiamo omettere piuttosto che guardare in faccia la realtà.

Momenti

Ci sono dei momenti nei quali è meglio impacchettare i propri pensieri e riporli in soffitta.
Ci sono momenti nei quali capisco che esternare sempre tutto non è una cosa che rende le cose facili, a me e agli altri.
Ci sono momenti nei quali le altre persone non han bisogno di filosofi.
Ci sono momenti nei quali non devo mollare ma solo fare un passo indietro perchè, continuare ad avanzare, non serve più a niente.
Ci sono momenti nei quali spero che altri SAPPIANO certe cose senza che io le debba ripetere allo sfinimento.
Ci sono momenti nei quali è meglio tornare ad abitare il proprio cono d'ombra.
E lì restare.
In silenzio.
Perchè si ha paura di nuocere mentre si vorrebbe fare bene.
Ci sono momenti che vanno aspettati e che arriveranno.
Ci sono momenti che non sono adesso.

15 febbraio 2016

Any given inch

Non so cosa dirvi davvero.
Tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale.
Tutto si decide oggi.
Ora noi o risorgiamo come squadra o cederemo un centimetro alla volta, uno schema dopo l'altro, fino alla disfatta.
Siamo all'inferno adesso signori miei. Credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell'inferno un centimetro alla volta.
Io però non posso farlo per voi. Sono troppo vecchio.
Mi guardo intorno, vedo i vostri giovani volti e penso "certo che ho commesso tutti gli errori che un uomo di mezza età possa fare". Si perché io ho sperperato tutti i miei soldi, che ci crediate o no. Ho cacciato via tutti quelli che mi volevano bene e da qualche anno mi dà anche fastidio la faccia che vedo nello specchio.
Sapete con il tempo, con l'età, tante cose ci vengono tolte, ma questo fa parte della vita. Però tu lo impari solo quando quelle cose le cominci a perdere e scopri che la vita è un gioco di centimetri, e così è il football. Perché in entrambi questi giochi, la vita e il football, il margine di errore è ridottissimo.
Capitelo.
Mezzo passo fatto un po' in anticipo o in ritardo e voi non ce la fate, mezzo secondo troppo veloci o troppo lenti e mancate la presa.
Ma i centimetri che ci servono, sono dappertutto, sono intorno a noi, ce ne sono in ogni break della partita, ad ogni minuto, ad ogni secondo. 
n questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro, perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta, la differenza fra vivere e morire.
E voglio dirvi una cosa: in ogni scontro è colui il quale è disposto a morire che guadagnerà un centimetro, e io so che se potrò avere una esistenza appagante sarà perché sono disposto ancora a battermi e a morire per quel centimetro.
La nostra vita è tutta lì, in questo consiste. In quei 10 centimetri davanti alla faccia, ma io non posso obbligarvi a lottare. Dovete guardare il compagno che avete accanto, guardarlo negli occhi, io scommetto che ci vedrete un uomo determinato a guadagnare terreno con voi, che ci vedrete un uomo che si sacrificherà volentieri per questa squadra, consapevole del fatto che quando sarà il momento voi farete lo stesso per lui.
Questo è essere una squadra signori miei.
Perciò o noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi, è tutto qui. Allora, che cosa volete fare?

Coach Tony D'Amato - Any given Sunday

14 febbraio 2016

Niente suona per caso

Nel nuovo disco dei Marlene Kuntz, c'è questo brano. Niente da dichiarare.

Un attimo divino

Un groppo in gola e la tua voce
si è sgretolata un po':
un pianto di liberazione
ti stava per invadere.
Dal mio telefonino
immagino la rinascita
degli occhi tuoi fatati, lucidi
e pronti a risplendere.

E penso alla tua fulgida
bellezza nobile
quando sei commossa e fragile

E' stato un attimo divino
di transito
dalla disperazione a una gioia
diffusa e palpabile
Così che pur essendo
lontano chilometri da te
si è propagata la vibrazione
di un lampo inenarrabile

Eppure gli spettri
agitano i tuoi sonni
e il mattino
Spesso ti accoglie sciupata.
Ombre di cupe angosce
velano il tuo sguardo
spento, avvilito, snaturato.
Me ne parli con premura e dignità,
e mi uccide saperti così.

Ma io ti stringerò
quando sarai con me
e quelle lacrime
una ad una asciugherò.

Si io ti stringerò
quando sarai con me
e dalle lacrime
tornerai a sorridere

Sono il nome del padre e del figlio

Io sono una cazzo di generazione di mezzo.
Non la mia generazione.
Sono proprio io ad esserlo.
Quelli della mia età hanno messo su famiglia.
Dopo aver sognato, per anni, il cane, la staccionata bianca, i figli ariani come nella migliore tradizione del mulinobianco, praticamente tutti si sono ritrovati con dei figli normali, con mogli (mariti) ingrassati dalla vita matrimoniale, a vivere in appartamenti senza staccionate e con animali domestici che cagano in ogni angolo.
E hai voglia a ritrovarti la mattina a far colazione tutti insieme e tutti sorridenti. Mi sa che non c'è proprio niente da ridere. L'educazione dei bambini, il lavoro, i conti di casa, le prossime vacanze , le cene dai suoceri: tutte cose che non fanno ridere per niente.
Però, Ramos, c'è l'amore e la condivisione!
Si, finchè non arriva il postino ventenne o la segretaria avvenente.
Naturalmente, sto generalizzando e nutro grossa stima per chi decide di condividere il resto della propria vita coinvolgendo anche terze persone basse che non lo avevano chiesto.
Io, dicevo, sono la generazione di mezzo.
Avrei l'età per finire come loro ma vivo come se avessi l'età di quelli nati un decennio dopo di me.
L'unico vantaggio è che lo faccio con la maturità di chi ha le proprie foto da piccolo stampate in bianco e nero.
Sono la generazione di mezzo.
Potrei essere il padre: sono attento, tendo a indirizzare i miei simili verso le scelte giuste, sono apprensivo, sono severo quanto basta, cerco di risolvere problemi anzichè crearli, mi assumo le mie responsabilità.
Potrei essere il figlio: sono sempre pronto a partire, adoro le novità, me ne fotto di quello che succederà nei prossimi anni, faccio scelte sbagliate ma oneste, tendo ad incasinarmi la vita, cerco di nascondere le mie responsabilità, non ho un piano a lungo termine, figuriamoci un piano B.
In ogni caso, sono onesto, qualunque sia il ruolo del momento. Anche se spesso credo non ci siano momenti ma sia tutto molto complesso. Credo di essere io, molto complesso.
Sono pesante ma anche leggero. Intelligente ma so far bene lo stupido.
Un buon esempio che mi riassume riguarda i miei gusti cinematografici: amo i cosidetti film d'autore e poco accessibili ma guardo anche le peggiori cagate mai prodotte dal supposto ingegno umano.
Insomma, sono ferro ma anche piuma, lavoro e ozio, affabilità e antipatia smisurata.
Sono la generazione di mezzo: sono il padre ed il figlio.
E per lo spirito santo? Niente. Mi accontento del vino.

13 febbraio 2016

Due facce della stessa medaglia

Roma. Seconda metà degli anni ottanta.
Sono sul 446 che risale via Cortina d'Ampezzo.
Sono con i soliti amici. Tra loro c'è un mio vicino di casa che, da un pò di tempo, ha un comportamento nei miei confronti che non mi piace per niente. 
Dalla mia bocca esce questo: "tu mi stai sul cazzo".
Toscana. Primo decennio del nuovo millennio.
Dopo un partita di basket, mi ritrovo con alcuni amici. Tra di loro c'è uno che, dopo avermi detto di considerarmi suo grande amico, è andato in giro a parlare male di me.
Lo prendo da parte e gli parlo. Gli dico, molto semplicemente, di smettere di parlare di me. Qualunque sia il modo. E che, se vuole essere mio amico come dice, ci sono delle regole di comportamento. Lui si mette a piangere. Non pensavo di far così paura.
I primi due aneddoti che mi vengono in mente per capire che, negli anni, sono arrivato alla conclusione che le cose bisogna dirle.
In questi due casi si tratta di cose non proprio piacevoli ma il tutto può essere allargato anche al bello che ci può essere.
Ho capito, negli anni, che, se voglio bene a qualcuno, glielo devo dire e dimostrare.
Ho capito che, se ad una persona ci tengo, non devo aver paura di scoprirmi.
Ho capito che, se ne vale la pena, non posso lasciar perdere. Posso aver pazienza ma non seppellire tutto dentro.
Ho capito che le cose belle vanno esternate. Certo, vale anche per le cose brutte ma con quelle è più semplice.
L'unico rischio è quello di scoprirsi, di rendersi vulnerabili, di mostrare il fianco per essere colpiti.
Ma sono stato colpito così tante volte che ormai rischio di non sentire più male. Solo un fastidio.
Nonostante questo sono diventato sempre più chiuso.
Credo sempre di vivere in un mondo che sta li e non vede l'ora di farmi a pezzi. Un mondo che mi vuole in posizione di guardia, pronto a colpire.
Invece, io voglio solo accarezzare e non colpire.
Voglio essere libero di esternare i miei pensieri ed i miei sentimenti. e poi vedremo quel che succede.
Le situazioni non sono tutte uguali, le persone non lo sono.
Per almeno due anni e mezzo ho imparato a bastare a me stesso. A non dover cercare altri che non fossi io. A fuggire determinate situazioni.
Ho vissuto solo a metà. Stavo bene? Si, certo. Ma ho sempre avuto la sensazione che qualcosa mancasse: un lampo, una scintilla, un bagliore che illuminasse il buio che ho dentro.
Quindi capire che essere onesti con se stessi e poi con gli altri, che dire quello che si pensa senza nascondersi, fa bene anche se è rischioso mi da una sensazione totale di leggerezza.
Il benessere dell'onestà ed il possibile malessere della vulnerabilità.
E' un pò come dice la canzone della band di Athens, Georgia: è la fine del mondo ma mi sento bene.

11 febbraio 2016

Aforismi #5

"Andrà tutto bene, alla fine. E, se non andasse bene, allora, credetemi, significa che non è arrivata ancora la fine..."
(Marigold Hotel)

Aforismi #4

Il segreto sta nello smettere di combattere il vecchio, se si vuole costruire il nuovo. 

(Questa arriva da Socrate)